La Cina rallenta la corsa? Non nel settore luxury

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In Cina il lusso non conosce crisi: secondo le previsioni di McKinsey & Co.  il tasso di crescita medio annuo si attesta intorno al 18% mentre il volume d’affari nel 2015 toccherà i 27 miliardi di dollari (nel 2009 erano 10 miliardi). E i big del lusso confermano.

Le vendite del gruppo francese LVMH nel primo trimestre 2012 sono cresciute del 25% ma il mercato è lontano dall’essere saturo e al braccio delle donne cinesi c’è ancora spazio per la Speedy e la Neverfull.

Anche Prada può ritenersi soddisfatta: nel 2011 le vendite in Asia (escluso il Giappone) sono aumentate del 42% e su un totale di 358 negozi sparsi per il mondo, 110 si trovano in oriente.

Il futuro per le aziende del lusso sembra essere roseo, dal momento che il più grande aumento della spesa pro capite  proviene dai consumatori più ricchi.
Secondo le stime di McKinsey gli shopper che nel 2010 hanno speso tra i 2.000 e 4.000 dollari in prodotti dell’alto di gamma entro il 2020 arriveranno a spenderne tra 3.000 e  6.000 dollari; mentre chi ne ha potuti spendere 12.000 nel 2020 raddoppierà la spesa

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