Visto che le bolle cinesi esistono, cosa potrebbe succedere?

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In sintesi, Forchielli non esita a dire che “il problema reale della crescita è più accentuato di quanto le statistiche ufficiali dicano”.

Inoltre, i valori di borsa e case hanno iniziato a diminuire da un paio di anni, al punto tale che i cinesi, alla ricerca di sempre maggiori rendimenti, hanno iniziato a trasferire ricchezza all’estero, dando vita ad una vera e propria fuga di capitali.

Il governo cinese ne è perfettamente consapevole, ma a differenza di quanto succede nelle economie più libere, la volontà è quella di evitare deflagrazioni di bolle e di gestire attivamente un soft-landing. Sicuramente un aumento della propensione al consumo degli eccellenti risparmiatori cinesi sarebbe di grande sostegno al pil domestico, ma tant’è, le abitudini dei popoli non cambiano in una stagione.

La sensazione che ne deriva è che, esistendo una consapevolezza di base, tutto dovrebbe rientrare nella “gestibilità”, con una sola incognita: la politica del futuro governo del partito e del paese, condizionato dalla storica commistione tra élite politiche e potentati economici e finanziari, che in alcuni casi addirittura si identificano.

In ogni caso, bolla o non bolla, il fatto che la Cina sarà la prima economia del mondo entro il 2020 secondo Forchielli non è comunque  in discussione.

Trovate la prima parte dell’articolo qui mentre la seconda parte qui

Potete vedere l’intervista completa qui

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