Facebook, LinkedIn, Groupon, che bolle! Dai paradossi di Zenone a quelli di Wall Street

Sfide Strategiche
bolle wall street

Motori di ricerca, siti di vendite online e social network: a Wall Street  i titoli appartenenti all’ “Internet & Catalog Retail” restano i più acquistati, a dimostrazione del fatto che nonostante il fantasma della dotcom bubble aleggi sui mercati, gli investitori ancora scommettono sulla new economy.

Il problema della new economy, di Internet in generale (e dell’ IPO di Facebook in particolare) è il divario che c’è tra il successo virtuale e gli introiti  reali, dilemma che si traduce in una semplice domanda: come monetizzare gli utenti?

Da qui l’origine della sopravvalutazione del valore dei titoli e il loro successivo crollo una volta arrivati in borsa. Se è vero che la legge dei mercati finanziari è uguale per tutti,  allora per la new economy devono valere le stesse regole della old economy e, numeri alla mano, i conti non tornano.

New economy (dati al 30 maggio 2012)

  • Facebook: $60,27 miliardi di capitalizzazione, rapporto prezzo/utile 72,1
  • LinkedIn: $10,14 miliardi di capitalizzazione, P/E 672,12
  • Groupon: $7,16 miliardi di capitalizzazione, P/E (stimato per dicembre 2012) 61,6
  • Zynga: $4,32 miliardi di capitalizzazione, P/E (stimato per dicembre 2012) 21,8

Old Economy (dati al 31 maggio 2012)

  • Eni: € 56,27 miliardi di capitalizzazione, rapporto prezzo/utile 7,1
  • Enel: € 21,13 miliardi di capitalizzazione, rapporto prezzo/utile 5,2
  • Luxottica: € 12,2 miliardi di capitalizzazione, rapporto prezzo/utile 26,1
  • Pirelli: € 3,9 miliardi di capitalizzazione, rapporto prezzo/utile 8,3

 

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