King Giorgio conferma: Armani non è in vendita, il nuovo assetto è una fondazione

In ascesa
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«Sto lavorando al futuro della mia azienda», ha detto Giorgio Armani affrontando per la prima volta in modo così diretto un tema che fino a ieri aveva preferito scansare.

E via con l’elenco delle possibilità (esaminate e scartate): «Cedere a un fondo che, dopo un paio di anni, venderà le azioni per guadagnarci? Non mi interessa». Ipotesi due: «Passare la mano a un privato che pensa di poter trattare gli abiti allo stesso modo delle automobili? Non mi interessa neppure questo: per la moda occorrono sensibilità e cuore». La terza è quella buona: «Ho avviato una ristrutturazione importante – ha spiegato Armani -: l’appoggio esterno di una fondazione consentirà, alle persone designate, di gestire l’azienda».

Questo dunque l’assetto che si sta profilando per una delle più blasonate (e redditizie) case di moda italiane: una fondazione, cioè un grande cda, che intervenga su tutte le scelte strategiche del gruppo, indicando al management la strada da seguire. Una soluzione per mantenere il controllo dell’impresa (un miliardo e 800 milioni di euro i ricavi consolidati nel 2011) nelle mani delle persone di fiducia di Armani. E lo stile? Chi disegnerà Armani dopo Armani? «Ho un ottimo staff, che migliora sempre più», risponde lui, senza spingersi oltre.

Estratto da corriere.it di Daniela Monti

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