Lo strano successo di Bottega Veneta in Cina: come conquistare il mercato pro-logo con la sobrietà

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Anche Bottega Veneta guarda sempre più da vicino il mercato cinese, che fino ad ora ha dato grandi soddisfazioni: il 55% del business viene infatti realizzato in Asia, mentre Europa e USA si dividono il restante 45%.

Galeotto è stato il mercato giapponese, ma dal 2007, anno di debutto nel mercato cinese, Bottega Veneta ha aperto 22 negozi, l’ultimo un concept store a Shangai di 530 metri quadrati corredato da una galleria d’arte permanente.

La domanda sorge spontanea: come ha fatto un brand sobrio come Bottega Veneta a conquistare il mercato cinese, dove la maggior parte dei consumatori acquista a patto che il logo sia ben evidente?

La carta vincente è stata la targettizzazione del mercato: secondo uno studio della McKinsey nel 2008 il 32% dei cinesi più abbienti era interessato allo shopping di prodotti understated, nel 2010 la quota è salita al 52%. Ed è proprio a questi clienti che il brand si è rivolto.

Da non sottovalutare qualche pregiudizio di troppo da parte di noi occidentali. “Sfatiamo questo mito del cinese logato a cui piace comprare ad un prezzo alto. Abbiamo tutti in testa l’immagine dei cinesi che arrivano alle Galeries Lafayette coi bus, scendono, comprano e ripartono… in realtà non è così. Il consumatore cinese sa esattamente cosa comprare e non è affatto sprovveduto” queste le parole del CEO Marco Bizzarri.

 

 

 

 

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