Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Su tablet e smartphone

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Un tempo erano le mail, oggi è il gaming la seconda attività più frequente su tablet dopo la navigazione web. Il perchè è presto detto: maggiore portabilità e schermo più ampio sono alcune delle motivazioni che spingono sempre più gamers a trasferirsi su tablet.

Secondo una ricerca svolta dalla Frank N. Magid Associates, l’anno scorso, tra free download e app a pagamento, gli utenti “tablet” hanno scaricato una media di 22 giochi a testa, contro i 13 scaricati su smartphone.

Sappiamo bene che quando si parla di web, mobile e app la parola chiave è sempre e solo una: monetizzare. Il gaming non fa eccezione e la monetizzazione dell’utente non si ferma al download del gioco/contenuto a pagamento, ma si estende ai ricavi generati dall’ advertising (Facebook ne sa qualcosa) e in questo caso poco conta (si fa per dire) se l’app è gratuita o meno, l’importante è la diffusione capillare del gioco.

Rovio docet. Il 2011 è stato l’anno della consacrazione, con utili pari a 48 milioni di euro, il 64% del fatturato. Se è vero che la maggior parte delle entrate deriva dagli acquisiti digitali, dai download e dagli add-on dei giochi di base, il 30% è legato al mondo del merchandising.

Tirando le somme (parliamo solo di mercato USA): gli utenti tabletizzati hanno speso una media di 62$ per le gaming-app, mentre i giocatori smartphone ne hanno spesi 25$. In base ai risultati forniti da eMarketer, entro la fine del 2012  i giocatori on the move saranno 94,6 milioni, arrivando a 138 milioni nel 2015.

Unendo le parti del puzzle l’immagine finale appare abbastanza chiara: se parliamo di supporti, console e pc rischiano di diventare obsoleti, almeno in ambiente gaming; guardando le aziende,  molte sono le start up che stanno operando nello sviluppo di app create ad hoc per il mobile e tra di loro c’è chi pensa all’ IPO e chi invece ad un sodalizio interessante con Gtech, la controllata di Lottomatica.