In Cina gli e-tailer danno i primi segni di crisi: cosa sta accadendo all’e-commerce?

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Il 2011 è stato l’anno degli investimenti (domestici e internazionali), nei primi mesi del 2012 il settore ha registrato una crescita esponenziale, ora l’ e-commerce cinese sta pagando lo scotto di una crescita troppo rapida: overcrowding del mercato e un sistema logistico tutt’altro che efficiente, incapace di sostenere l’elevata richiesta da parte dei consumers.

Questo scenario sta colpendo in maniera più importante i retailer made in China, che non possono usufruire degli stessi accordi commerciali con i brand del lusso di cui godono i loro competitors internazionali (Net a Porter, Yoox): se consideriamo che su internet più che mai le sfide all’ultima vendita si combattono sui prezzi, ciò si traduce in margini inferiori per gli e-tailer domestici e dunque minori possibilità di sopravvivenza nel medio lungo periodo.

Gli esempi non mancano. NetEase Premier è stato tra i primi a pagarne le conseguenze, chiudendo lo scorso gennaio, un anno dopo l’apertura, e a seguire le sue orme sono stati molti e-tailer cinesi che hanno dovuto ridimensionare l’azienda o chiudere.

Negli ultimi dodici mesi, la chiusura di Wooha.com è stata seguita da tagli di personale presso Xiu.com e Shangpin.com e le dimissioni del CEO di Vipku. Il prossimo a chiudere i battenti potrebbe essere Jiapin.com, negozio on line specializzato nel settore luxury.

Gli e-tailer che nuotano, anche se a fatica, stanno dunque cercando delle soluzioni per combattere i bassi margini e riuscire a sfruttare la domanda ancora in crescita di beni di lusso nella classe medio-alta cinese. Dopotutto la Cina resta il secondo mercato mondiale per l’alto di gamma: anche se numerosi turisti avranno approfittato delle vacanze per acquistare qualche souvenir griffato, i cinesi rimasti in patria e gli shopaholic restano la grande opportunità degli e-tailer.

La seconda parte dell’articolo la trovate qui

 

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