A Wall Street crollano le matricole del 2.0 e gli investitori riscoprono i primi amori, Google e Apple

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Dopo un anno di entusiasmi ed euforia per le matricole del web 2.0, ora (da qualche mese per essere precisi) gli investitori si stanno ricredendo e hanno deciso di tornare alle origini della Silicon, dove le radici aziendali sono più solide: un business model collaudato, prodotti reali, un board solido e, soprattutto, profitti in crescita. In 3 parole Google e Apple.

Mentre i titoli delle new entry crollavano, Apple e Google crescevano, forti del loro ruolo all’interno del settore tecnologico. La biografia di Apple e Google la conosciamo un po’ tutti, anche loro hanno dovuto fronteggiare momenti critici, specialmente in un settore in continua evoluzione, dove la concorrenza è spietata (Christensen docet). Tuttavia a Mountain View e Cupertino non si sono mai adagiati troppo e gli investimenti in ricerca e sviluppo sono stati una delle carte vincenti.

Passiamo invece a Facebook, Zynga e Groupon.

Sulle criticità e le problematiche legate al tracollo del titolo di Facebook abbiamo parlato più e più volte. Facebook ha circa 900 milioni di utenti, l’85% dei ricavi proviene dalla pubblicità ma quanti sono gli utenti che cliccano sulle inserzioni? In altri termini: è efficace la pubblicità su FB? Se si quanto? Gli ad words di Google non sono forse più facili e impattanti? A pensarci bene qualsiasi sia la vostra esigenza, su Google trovate tra i primissimi risultati una serie di aziende pronte ad offrirvi proprio il prodotto che avete cercato. Si può dire la stessa cosa di Facebook?

I punti deboli di Zynga sono ancora più evidenti: la società di gaming dipende da Facebook e questo basta per metterla sull’orlo del precipizio. Dopo un primo periodo di boom, nel secondo trimestre del 2012 l’azienda ha registrato una perdita di $22,8 milioni, quanto basta per vedere crollare il titolo del 37,48% in un giorno solo. Ad aprile, quando il valore dei titoli era ancora superiore alla quotazione dell’IPO, venne promossa una seconda offerta pubblica per la vendita delle azioni, con un controvalore di circa 200 milioni di dollari. Questa operazione, sommata al crollo del titolo, obbligò Richard Greenfield, analista di BTIG, a postare un messaggio su Twitter, dove ammetteva un errore nella valutazione eccessivamente ottimista per Zynga.

E poi c’è Groupon la cui IPO è avvenuta a novembre e da allora ha perso quasi l’80% del suo valore: la quotazione iniziale al Nasdaq avvenne a $20  per azione, mentre ieri ha chiuso a $4,2. Nel secondo trimestre del 2012 il numero di coupon venduti è sceso del 7%, motivato dagli analisti come conseguenza di un mercato online forse già maturo: un problema serio per un’azienda nata solo 4 anni fa.

Il fantasma della dotcom bubble è sempre più pressante e a Wall Street molti investitori hanno deciso di abbandonare il  trio del web 2.0, tenendosi ben saldi ai vincitori storici come Apple e Google.

 

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