Vi raccontiamo l’evento TechCrunch Italy, tra delusioni e nuove speranze

Personaggi sotto i riflettori
TechCrunch Italy

“Wow, TechCrunch Italy a Roma. Qualcosa si sta muovendo davvero”. Questo il nostro primo pensiero quando abbiamo saputo dell’evento che si è svolto giovedì scorso, 27 settembre al Globe Theatre di Villa Borghese. Curiosità e interesse erano troppo forti per  non andare ma, con il senno di poi, avremmo potuto seguire il tutto anche in streaming web, risparmiando i 99 euro di accredito.  In questo articolo non vorremmo dilungarci troppo sulle carenze  strutturali,  ben illustrate da Angelo Marra in un suo articolo su Tech Fan Page, bensì raccontare, per offrire qualche spunto di riflessione.

Per coloro che non erano presenti oppure non sanno di cosa si stia parlando, “TechCruch Italy è una conferenza di un giorno, nata con l’obiettivo di presentare le migliori startup digitali italiane e riunire alcuni tra i protagonisti internazionali dell’evoluzione del web [...]. L’evento è destinato a diventare una pietra miliare negli ambienti dell’innovazione italiana ed internazionale”

Emblematico il racconto di Roberto Bonanzinga, che ha postato su molti gruppi di Facebook un annuncio nel quale faceva sapere che durante il TechCruch Italy sarebbe stato disponibile per eventuali pitch. Hanno risposto in 15. A loro ha chiesto poi un executive summary (richiesta piùche lecita!). Da 15 il numero è sceso a 7. Lo stesso esperimento lo aveva fatto qualche giorno prima a Berlino, il risultato però è stato molto differente: 25 summary in 60 minuti. “What the f**k are you doing, guys?” così Bonanzinga ha concluso il suo intervento. Qualsiasi altra parola ci sembra superflua.

Parliamo invece dei livepitch.

Il palco è riservato solo al pugno di startup che si sono presentate sotto l’egida di Mind The Bridge – A. Marra

Ogni startup aveva a disposizione 4 minuti e dopo il pitch i Venture Capitalist chiedevano delucidazioni sul progetto presentato. Sarà il cinema, la biografia di Steve Jobs o il mito della Silicon Valley popolata da spietati VC ma nel nostro immaginario già vedevamo VC pronti a trovare il pelo nell’uovo ai progetti degli startupper italiani, pronti a combattere con i denti per difendere il loro prodotto. Invece poche e buone (troppo buone) domande. Forse i VC avevano già chiaccherato approfonditamente con gli startupper in altre sedi diverse dal palco del Globe, fatto sta che gli sharks non si sono visti, neanche fuori, dove gli altri startupper (gli outsider) avevano il loro stand ma a volte un po’ troppo nascosto.

Nonostante il comunicato inviato dall’ ufficio stampa, lo scopo dell’evento non ci è apparso molto chiaro. L’obiettivo era dare più visibilità alle startup nostrane? Oppure creare un ambiente dove stratup e VC avessero maggiori opportunità di conoscersi? Perchè se le finalità erano queste allora deve esserci stato qualche bug, poichè “la manifestazione sembrava aver relegato le startup ad un ruolo marginale, come se non fossero loro il vero core dell’evento”.

Non fraintendete le nostre opinioni.

Ospitare in Italia, a Roma (e non a Milano) un evento del genere è stata una grande opportunità, che forse non è stata colta e accolta con l’impegno e l’interesse che meritava (molte sono state le testate giornalistiche che hanno dimenticato l’evento); forse non ha avuto la portata rivoluzionaria che ci aspettavamo ma né Roma né la Silicon Valley sono state costruite in un giorno. Quello di giovedì è stato un primo importante passo per l’ Italia, popolo di santi, poeti e marinai e soprattutto innovatori. Come ha ricordato Alec Ross, Consigliere Speciale per l’ innovazione per Hillary Clinton, gli italiani l’innovazione ce l’hanno nel DNA: gli occhiali, la bicicletta, la pila.

Keynote:  Alec Ross

Power Panel: Insider view from VC World

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