Alcuni buoni motivi per credere che il soft power salverà l’Italia

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Premessa (necessaria)

Il termine Soft Power venne coniato all’inizio degli anni ’90 da Joseph Nye, politologo statunitense, ed è un concetto che viene fatto risalire al generale Sun Tzu, autore de L’arte della Guerra. Con questo termine si intende il grado di capacità di attrazione, persuasione e seduzione che esercita un determinato Stato rispetto alle altre nazioni  attraverso la cultura piuttosto che la guerra.

Qualche mese fa il mensile inglese Monocle ha pubblicato la classifica annuale che valuta le nazioni sulla base del soft power. Quest’anno il vincitore è stato il Regno Unito che tra Olimpiadi, Giubileo di Diamante, vittorie sportive al Tour de France e agli US Open, ha scalzato dalla vetta gli Stati Uniti, al secondo posto, seguiti dalla Germania. E l’Italia? A noi è toccato il 14° posto (nel 2011 eravamo al 16°) e per questo dovremmo ringraziare Monti (almeno così scrive Monocle…)

Ed è un vero peccato, perchè il posto che ci meritiamo dovrebbe essere almeno nei primi 5; i nostri vicini di casa francesi sono quarti e francamente stiamo ancora cercando di capire cosa ha la Francia che manca all’ Italia (non saranno certo Carla Bruni e Monica Bellucci a fare la differenza…)

Enogastronomia, moda, cultura, turismo, tecnologia, insomma abbiamo tutto e non è caso se il marchio Made in Italy è il più imitato a livello mondiale; solo nell’agroalimentare ogni anno a causa della contraffazione perdiamo 60 miliardi di euro (dati Coldiretti) su un business che genera un volume d’affari da 25 miliardi di euro e può contare su 6.250 imprese e 406mila addetti. Le esportazioni italiane potrebbe eguagliare paesi con meno tradizione dell’ Italia, come la Germania. I tedeschi esportano il 25% della produzione e l’Italia quest’anno arriverà al 20%

Idem per la moda italiana. Alla vigilia del Pitti Uomo, Smi ha reso note le stime sulle performance della moda maschile. Per il 2012 è attesa una crescita del +1,9% del giro d’affari, in soldoni 8,6 miliardi di euro (nel 2011 erano 8,4 miliardi). Su base annua si stima un incremento dell’export del +2,4%” pari a circa 5 miliardi di euro

Non ci resta che aspettare le elezioni il mese prossimo (senza il sostegno di una buona politica non si va lontano) e sperare nel recupero di qualche posizione sulla classifica Monocle del 2013

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