Gruppo Benetton, riorganizzazione o metamorfosi aziendale?

Sfide Strategiche
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Benetton accelera il suo processo di rinnovamento per rilanciarsi nel mercato internazionale dell’abbigliamento e lo fa con delle  modalità che non sono troppo piaciute ai sindacati.

Il gruppo ha infatti presentato quello che l’ amministratore Chiarolanza ha definito piano di “trasformazione aziendale”, concettualmente diverso dal termine “riorganizzazione”. L’azienda ha tenuto a precisare che l’ espressione “riorganizzazione” viene generalmente associata ad unità imprenditoriali in crisi e dunque non calzante per Benetton. “Siamo entrati da qualche mese in una fase di trasformazione che riguarda tutta la nostra organizzazione a livello mondiale – spiegano – e questo passaggio trevigiano non è che un passo di tale percorso“.

Terminologie a parte, il piano prevede il taglio di 450 posti di lavoro, 228 in Italia tra sviluppatori di prodotto, tecnici e impiegati, nelle sedi di Ponzano Veneto e Castrette di Villorba. Fanno da contraltare 280 assunzioni nella rete distributiva. Il progetto prevede inoltre la rescissione di una serie di contratti di fornitura nei confronti di molti laboratori terzisti veneti, con il rischio di serie conseguenze sull’ indotto. A ciò va aggiunta una rivisitazione dei punti vendita nei mercati che sono diventati meno strategici e che hanno risentito maggiormente di un calo delle vendite, come Italia e Spagna.

L’ obiettivo ultimo, dunque, è quello quello di dare una visione di lungo periodo al progetto di rilancio, iniziato già da qualche tempo e teso al rafforzamento del brand nei mercati internazionali. Quando Benetton un anno fa uscì da Piazza Affari, in cui era presente dal 1986,  Alessandro Benetton aveva sottolineato la bontà della decisione dato l’ulteriore deterioramento delle condizioni di mercato registrato nei mesi successivi, ed aveva ribadito l’importanza dei mercati dei Paesi emergenti.

Sul tema assunzioni  Chiarolanza sembra essere molto fiducioso, poichè dovrebbe riproporsi quanto già avvenuto in ambito internazionale nel 2012: gli addetti, circa diecimila, sono cresciuti in quantità compresa fra il 2% ed il 3%. Le persone licenziate invece sono state meno di quelle assunte ex novo, e la stessa dinamica è attesa nel 2013 anche per le sedi interessate in questo caso dalla vertenza.

Ad oggi mancano numeri precisi, sarà un processo a più tappe, sul quale peseranno le posizioni dei sindacati che hanno giudicato il piano “una mazzata senza precedenti”.

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