Qualche riflessione strategica sul dolce affaire Bauli Bistefani (e chi sono io Babbo Natale?)

In ascesa
alemagna

Quanto è piccolo il mondo, per non parlare poi di quello dolciario, che dopo quasi vent’anni vede risorgere dalle ceneri la fenice SME.

Le trattative tra Bauli e Bistefani erano iniziate a settembre 2012, dopo che il dossier Bistefani era circolato sui tavoli di altre aziende dolciarie italiane come Colussi, Barilla e Galbusera. A Natale però le negoziazioni sembravano sul punto di interrompersi, fino a quando i primi di febbraio non è arrivata la lieta novella per i dolci di Casale Monferrato: Bauli ha deciso di rilevare la Bistefani, accollandosi gli onori di un fatturato di 75 milioni, e gli oneri, ovvero un debito da 45 milioni (di cui 35 verso le banche).

L’origine del debito A pesare non sono state le attività core, la pasticceria e i frollini, ma alcune scelte strategiche che non hanno dato i risultati sperati. Stiamo parlando dell’altro ramo aziendale, quello dei supermercati Dimeglio, insegna regionale che opera soprattutto in Piemonte, e dell’ acquisizione della catena di distribuzione Onda Market. L’’ acquisizione è stata costosa e non ha portato i risultati sperati, poiché la catena era organizzata soprattutto in franchising, e così alcuni negozianti hanno preferito annullare il contratto e cambiare insegna. Ad aggravare la situazione ci hanno pensato i consumi in calo. Il risultato sono stati 43 milioni debiti a fronte di 80 di fatturato e la richiesta di concordato preventivo.

Veniamo ora a Bauli,  la veronese da 412 milioni di fatturato e proprietaria dei marchi Motta, Alemagna (acquistati dalla Nestlè) e dei biscotti Doria, Fbf e Casalini. La decisione dell’azienda fondata da Ruggero Bauli di certo non è stata mossa nella sua decisione da una nostalgia degli anni ’80, quanto dalla voglia e dalla necessità di diversicare ed ampliare il proprio portafoglio prodotti. Bauli infatti è leader dei panettoni in Italia: i primi tre marchi Bauli, Motta (gruppo Bauli) e Balocco rappresentano il 42% del mercato totale ma la produzione di dolci da ricorrenza è per definizione soggetta a ciclicità. Bistefani se la cava piuttosto bene nei biscotti e negli altri prodotti dolciari, considerando lo strapotere di barilla che da solanella categoria biscotti ha una quota del 41,7%: nei frollini i Krumiri detengono m l’1% mentre nelle merendine i Buondì hanno il 5.3%

Bistefani quindi porta prodotti molto richiesti sul mercato della grande distribuzione ma anche un pesante debito familiare, mentre gruppo veronese diventerà IL gruppo dei prodotti da forno italiani con i marchi Motta, Alemagna, Bauli, Tartufone, Doria, Buondì, Girella, Yo-Yo e Ciocorì: la proficua reunion di famiglia di quella che fu la ex Sme dando vita ad un gruppo da 500 milioni di fatturato e 1.100 addetti.

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