Moncler tenta di nuovo la quotazione, fondi permettendo

Al debutto
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Matricole di Piazza Affari accorrete. Dopo Moleskine, che a tre giorni dall’avvio del collocamento ha registrato il tutto esaurito, sembrerebbe finalmente il turno di Moncler, azienda italo-francese che vaga indecisa per Piazza Affari ormai da qualche anno.

Oltre a Moncler, il gruppo possiede i marchi Henry Cotton’s, Marina Yachting, Coast Weber&Ahaus, e in vista del tanto annunciato sbarco a Milano sta portando avanti una riorganizzazione societaria,volta alla creazione di due società distinte: questo piano prevede lo scorporo dei brand no core da far confluire in una newco, la Sportswear Industries e la valorizzazione di Moncler, che realizza quasi il 70% del fatturato totale del gruppo, con la futura quotazione.

Già nel 2011 la società aveva avviato le pratiche per la quotazione, saltata all’ultimo, quando Remo Ruffini preferì vendere al fondo francese Eurazeo la quota che doveva andare in Borsa, il 45% di Moncler, per 418 milioni di euro. Ruffini conservò il 32% del capitale, Carlyle il 18% e Brands Partners 2  il 5%: gli azionisti Moncler avevano percepito che dal mercato avevano poche probabilità di ottenere la stessa valorizzazione della società proposta da Eurazeo.

Il dossier è stato riaperto in vista di un approdo su Milano con il gruppo diviso in due, da una parte il settore del lusso, rappresentato da Moncler, dall’altra quello casual, la Sportswear Industries. Moncler non ha ancora comunicato i risultati realizzati nel corso del 2012, che però stando alle indiscrezioni dovrebbero essere stati migliori delle aspettative. Nel corso dei primi sei mesi dell’anno i ricavi del gruppo erano stati pari a 225 milioni di euro, ossia il 19% in più dello stesso periodo del 2011, con una crescita del 38% a 155 milioni di euro del solo marchio Moncler. Il margine operativo lordo era risultato ion crescita del 30% a 39 milioni di euro, mentre l’indebitamento netto del semestre era pari a 295 milioni.

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