La piccola e media impresa non è un modello di azienda da superare ma da attualizzare

Sfide Strategiche
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I numeri esprimono uno scenario dai profili nettissimi che non lascia spazio a interpretazioni ambigue: in Europa le Pmi rappresentano il 99,8% delle imprese e impiegano circa 90 milioni di addetti. Percentualmente si sta parlando del 67,4% del totale forza lavoro che genera un valore aggiunto pari al 58% del totale. Non solo: il tasso annuo di nuova occupazione è decisamente superiore a quello creato dalla grande impresa. Inoltre, le Pmi per il mondo creditizio sono soggetti più solidi delle grandi imprese rispetto a crisi sistemiche.

Per potenziare il ruolo delle Pmi è stato lanciato Elite, un nuovo strumento nato da un accordo tra Abi, Borsa Italiana e Confindustria per lo sviluppo delle piccole e medie imprese. L’obiettivo è far crescere la preparazione dei piccoli imprenditori investendo sull’aspetto culturale. Elite è infatti un programma di formazione per imprese con fatturato da 10 milioni di euro in su, risultato operativo pari al 5% sul fatturato e ultimo bilancio in utile. Requisiti che possono essere vagliati e interpretati in modo flessibile da Borsa Italiana. Elite prevede tre fasi: la prima eminentemente formativa, la seconda di messa in pratica di quanto acquisito e una terza in cui si genera il nuovo valore dalle prime due. Uno dei risultati di questo percorso è la possibilità di entrare in contatto con investitori qualificati e maggiore facilità di accesso al credito.

La diminuzione delle richieste di credito degli ultimi mesi è indicatrice di una situazione di incertezza anche sulla definizione delle strategie; tuttavia gli elementi di valutazione sono palesi. La domanda interna rimarrà debole, non solo per le misure depressive, ma anche per la saturazione del mercato. L’export diventa quindi un obiettivo centrale. Secondo Prometeia lo scenario che si prospetta è di una divaricazione dei risultati tra le imprese, causata anche dal crescere dei costi di approvvigionamento. Per questi e altri motivi, alcune delle imprese più dinamiche e virtuose hanno tentato con successo la via dell’internazionalizzazione attraverso l’acquisizione di aziende straniere in difficoltà. Operazioni quest’ultime, che richiedono preparazione, competenza e risorse finanziarie: un valido motivo per ricorrere al credito.

Estratto da MarkUp di F.Oldani

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