Nasce l’e-shop Eataly Net…Farinetti sta forse pensando ad un B2B?

Al debutto
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Più volte abbiamo evidenziato come il web ormai pervada la catena del valore in settori chiave per l’economia italiana quali l’industria alimentare, la moda e il turismo, contribuendo alla competitività a livello internazionale del nostro paese. Lo sa bene anche il fondo di venture capital 360 Capital Partners, già seed funder di diverse aziende che operano nell’e-commerce tra cui Yoox, Sojeans e MutuiOnline. Se parliamo invece del business dell’agroalimentare made in Italy il primo nome che ci viene in mente è ovvio ed è quello di Oscar Farinetti che con la sua grande abilità oratoria è riuscito a far bere vino anche la Bignardi.

Dall’incontro finaziario e strategico di questi due nomi è ri-nato l’e-shop di Eataly. Rinato perchè il negozio online esisteva già, probabilmente non funzionava a pieno regime, però c’era. Qualche settimana fa invece è stata creata una nuova società, Eataly Net,  partecipata al 60% da Eataly, al 30% da 360 Capital Partners mentre il restante 10% è detenuto da Franco Denari, Ceo e co-fondatore di Eataly Net.

L’investimento iniziale è di 2,5 milioni di euro, l’obiettivo (oltre al voler affermarsi come player di riferimento nel mercato digitale enogastronomico etc.) la realizzazione di una piattaforma unica mondiale di prodotti alimentari Made in Italy: primo step l’Italia, poi l’Europa, nei mercati più promettenti come Germania, Francia, Gran Bretagna e Turchia. Infine l’ oltreoceano, Giappone e Stati Uniti, dove comunque sono già iniziate le operations

La base sarà italiana, team a Torino e logistica ad Alba, la tecnologia sarà sviluppata in casa ma in ogni Paese saranno create società locali, proprio come per i negozi fisici. Abbiamo un budget ambizioso: Internet dovrà avere lo stesso giro d’affari di uno dei migliori negozi di Eataly -  così spiega Denari al Corriere delle Comunicazioni, che spera quindi in 60 milioni di euro annui dato che Eataly di New York fattura circa 80 milioni di dollari l’anno.

Stiamo parlando chiaramente di un b2c…ma non sarebbe forse interessante valutare anche l’ipotesi di un b2b? Intercettare il canale Horeca potrebbe aiutare a raggiungere i 60 milioni, senza contare l’eco che questa iniziativa avrebbe all’estero: bar, catene, ristoranti o pizzerie che si dichiarano italiane, spacciando prodotti di dubbia provenienza, avrebbero la possibilità di servire veri prodotti made in italy, riuscendo ad acquistare a prezzi ragionevoli.

Noi un giro sul nuovo e-shop di Eataly l’abbiamo fatto….se non si arricchisce l’offerta del b2c quei 60 milioni ci sembrano piuttosto lontani.

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