Macchine per caffè e perfezione italiana: Cimbali punta a Rancilio?

Sfide Strategiche
cimbali

Come riportato da Carlo Festa su Il Sole 24 Ore, sul mercato dell’M&A i riflettori sono tutti puntati sulla possibile cessione del 100% del gruppo Rancilio, società milanese controllata dalla omonima famiglia e con una presenza nell’azionariato in minoranza del fondo Alto Partners. Rancilio produce macchine professionali per il caffè, mercato che a livello globale vale 650 milioni di euro. Genera un fatturato di una sessantina di milioni con una marginalità del 15 per cento. Un incarico per la vendita di Rancilio sarebbe stato dato a Credit Suisse. Interessati sarebbero diversi gruppi stranieri e, tra le eccellenze italiane, ci sarebbe la Cimbali-Faema.

Presente sul mercato con i marchi Cimbali, Faema, Casadio e Hemerson, il Gruppo Cimbali è leader mondiale nella produzione di macchine per caffè. La sua storia ha inizio nel 1912, quando Giuseppe Cimbali inizia a produrre a Milano macchine per caffè; dopo la seconda guerra mondiale il consumo di caffè aumenta e Cimbali conquista il mercato con le sue macchine. Nel 1945, sempre a Milano, Carlo Valente fonda la FAEMA e si lancia a sua volta nella produzione di macchine per caffè: le due aziende si contendono il mercato fino al 1995, quando decidono di dare vita ad un gruppo senza pari nel settore.

Così, pur con i venti di crisi che soffiano potenti ormai da un quinquennio, non si può essere sorpresi se il marchio della famiglia che controlla il 50% del mercato italiano delle macchine da caffè, ed esporta l’80% della produzione, cresce inesorabilmente: il fatturato, 133 milioni di euro e il 71% dall’estero, è un terzo in più di quello firmato nel 2009, e anche nel durissimo 2012 l’aumento è stato di un buon 2%.  Come spiega il presidente, Maurizio Cimbali “Il 25% della nostra produzione va fuori Europa, dove vanno benissimo Gran Bretagna e Germania. Le prospettive più interessanti, America a parte”, precisa Cimbali, “ci fanno guardare al Far East, Giappone e Cina in testa ma non solo: si lavora molto bene anche in Vietnam, per fare un esempio, in prospettiva c’è pure l’India”.

Estratto da IlSole24Ore, corriere.it

 

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