La calda estate del Gruppo Natuzzi

In caduta
natuzzi

Per Natuzzi, l’azienda d’arredamento pugliese, l’estate si prospetta molto calda. A dare dei  grattacapi all’ AD Pasquale Natuzzi non saranno i tiepidi risultati del primo trimestre, bensì i sindacati e la Regione Puglia.

Durante l’approvazione dei risultati consolidati relativi al primo trimestre 2013 Pasquale Natuzzi dichiarava “[...] siamo ben lungi dall’essere soddisfatti delle performance del Gruppo. Anche questo trimestre si chiude, infatti, con una perdita netta, seppur in recupero rispetto allo scorso anno”. In breve le performance sono state le seguenti

  • vendite nette totali pari a 110,7 milioni di euro, invariate rispetto ai 110,4 milioni riportati nel primo trimestre 2012
  • Ebit negativo per 6,9 milioni, in miglioramento rispetto ad una perdita operativa di 7,4 milioni nel primo trimestre 2012

Continua Natuzzi ” [...] accelereremo tutte le misure gia’ intraprese e necessarie al miglioramento dell’efficienza e alla riduzione della struttura dei costi. Riteniamo che questi interventi possano migliorare i risultati del Gruppo nei prossimi trimestri”.

Il miglioramento dell’efficienza passerebbe per la delocalizzazione produttiva: in un confronto con i sindacati Natuzzi ha prospettato ai lavoratori la reale possibilità di trasferimento della produzione all’estero, in Brasile, e la chiusura degli stabilimenti di Puglia e Basilicata. La ratio di questa decisione è il calo di produttività registrato negli stabilimenti italiani.

Secondo Silvano Penna,segretario generale della Fillea-Cgil della Puglia,  però le cause sarebbero altre “[...] i motivi del presunto calo siano legati ad una incapacità dell’azienda di avviare scelte strategiche [...] cambiare continuamente manager rende difficile stabilire una linea chiara di rilancio”. Anche per questo, in vista della scadenza della cassa integrazione (28 ottobre 2013) Natuzzi ha comunicato l’esubero di altre 430 unità, arrivando così a  1.900 esuberi.

A supportare la tesi della Cgil c’è la Regione Puglia, che ha messo a disposizione del sistema produttivo 101 milioni di euro, all’interno dell’ Accordo di Programma fra la Regione Puglia e il governo per il settore del Mobile Imbottito: questi fondi sono finalizzati ad innovare e a riqualificare le produzioni in uno dei settori strategici per la Puglia e per il Made in Italy.

L’azienda di Santeramo, nonostante abbia avuto accesso a questi fondi non avrebbe ancora presentato un piano industriale di rilancio, anzi sta prendendo in maniera sempre più decisa la via della delocalizzazione produttiva.

 

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