I nuovi mercati del vino italiano e le dinamiche di crescita del Sudamerica

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Il settore del vino è una delle punte di diamante del Made in Italy. Sono oltre 160.000 le aziende diffuse su tutto il territorio italiano, con oltre un milione di etichette e di fronte ad calo dei consumi che ormai caratterizza il mercato italiano del vino, raggiungere nuovi mercati è di vitale importanza per le aziende vinicole nostrane.

Nel 2012 il valore dell’export vinicolo ha segnato infatti +7,4% rispetto al 2011, circa 3,8 miliardi di euro: l’Italia si colloca oggi al primo posto  tra i Paesi esportatori (a volume) ed è grazie alla domanda dei nuovi  mercati emergenti come Brasile, India, Messico e Cina se le vendite all’estero registrato risultati positivi. Sono questi mercati che sostenuti dal loro sviluppo economico e dalla crescita della classe media, stanno aumentando il consumo di vino con un conseguente incremento delle importazioni. Secondo i dati forniti dall’OIV, Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, tra il 2007 e il 2012 i consumi in questi paesi sono aumentati in media del 26%: i mercati che hanno fatto registrare i risultati migliori sono stati il Messico, +36%, e l’India, +25%, seguiti da Cina, +22%, e Brasile, +19%.

Il Messico è uno dei mercati più interessanti per il vino italiano: negli ultimi anni è cresciuto il numero dei consumatori soprattutto giovani e donne che iniziano a preferirlo alla birra e alla tequila, considerate le bevande nazionali. Questo Paese è secondo mercato per il vino italiano nell’America del Sud dopo il Brasile e rappresenta da solo il 39% delle esportazioni italiane, inoltre l’Italia è il primo esportatore di spumante che da solo costituisce il 25%, delle esportazioni di vini italiani in Messico: le bollicine italiane si adattano non solo alle condizioni climatiche ma si sposano bene con la cucina messicana.

Scendendo troviamo il Brasile è il primo mercato nonché secondo maggiore consumatore in America del Sud; tuttavia l’export nostrano ha registrato un notevole calo a volume, -21% rispetto al 2010, con una quota di mercato che ha raggiunto il 14% (l’Italia è il quarto esportatore in Brasile dopo Cile, Argentina e Portogallo). Tra le cause restano gli elevati dazi che penalizzano l’esportazione: le barriere doganali impongono dazi di circa l’80% sulle merci in arrivo dall’ UE. Un valore che, a seconda della tassazione locale, può raggiungere il 100%, raddoppiando il prezzo di vendita finale dei prodotti italiani. Nella terra carioca sono la birra e la cachaça le bevande tradizionali, ma l’interesse per il vino sta crescendo: dei vini italiani quello toscano fa la parte del leone, ma sono molto diffusi anche Prosecco e Lambrusco.

 

Fonte dati Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV), Gambero Rosso

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