Limoni Profumerie e il risanamento che non c’è stato

In caduta
limoni-profumerie

Orlando Italia, fondo di private equity entrato l’anno scorso nella proprietà di Limoni spa, ha deciso la chiusura della storica sede di Bentivoglio della società leader in Italia nel settore della profumeria.

Limoni è la più grande catena italiana di negozi di profumeria. Questo primato non le ha però mai concesso la serenità economica che si potrebbe immaginare legata a chi detiene la posizione di vantaggio di un mercato come quello della profumeria.
Passato dalla gestione allegra dell’epoca Borghetti, al tunnel sempre più oscuro degli ultimi cinque anni, il bilancio della società ha sempre sopportato sofferenze sempre più pesanti ed ha sfiorato per ben due volte (nel 2008 e nel 2011) un fallimento, scongiurato solo dall’intervento di cospicue iniezioni di denaro da parte della proprietà.

Un proprietà in costante cambiamento, alla continua ricerca di nuovi partners. Ed è così che dall’era del fondatore azionista Piofrancesco Borghetti in società con il pool di investitori tra cui Intesa San Paolo, De Agostini e Interbanca, si passò all’ingresso del fondo britannico di private equity, Bridgepoint e, dopo il continuo peggiorare della situazione patrimoniale dell’azienda e l’affacciarsi dell’interesse del gruppo Coin, all’entrata in scena del fondo Orlando Italy che, dall’autunno scorso ha preso saldamente in mano la conduzione di Limoni SpA.

Fin dai primi approcci Orlando Italy ha fatto intendere di voler gestire il risanamento dell’azienda con scelte molto nette di cambiamento: il riposizionamento dell’identità aziendale nella fascia commerciale del selettivo, l’intervento corposo sulla rete di vendita con il rifacimento di 300 negozi (con un ritmo di cento negozi all’anno), ed il riordino societario, con la messa in liquidazione della società Bergamotto SpA e l’acquisizione della gestione di cinquanta delle sessanta relative profumerie Limoni, collocate in Sardegna e Lombardia, hanno caratterizzato lo stile dei primi dieci mesi di presenza del nuovo AD Enrico Ceccato.

In questi giorni è arrivata la comunicazione di voler chiudere, entro settembre 2013, la sede storica della società e con la richiesta di mobilità di 90 dipendenti su 126. La direzione aziendale ha illustrato la decisione motivandola come razionalizzazione di costi e indicando come eccessivi quelli collegati alle funzioni centrali presenti nella sede di Bentivoglio.
Nella prospettiva precisata, l’azienda manterrebbe al suo interno solamente le funzioni strategiche, tra cui la Direzione, gli Acquisti ed il Marketing, offrendo quindi la conservazione del posto di lavoro ad una quarantina circa di persone.
Tutte le altre funzioni, prevalentemente operative, come l’amministrazione, l’IT ed i servizi vari, verrebbero invece esternalizzate verso società di Outsourcing.
Ma l’elemento di ulteriore criticità è costituito dalla decisione di trasferire le funzioni centrali, sia quelle conservate in gestione diretta che quelle esternalizzate, da Bentivoglio, in provincia di Bologna, al cuore di Milano.

Estratto UilTucs

Tag: