Ginori, Pomellato, Loro Piana: perchè il Made in Italy ha paura di crescere?

Sfide Strategiche
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In pochi anni è completamente mutato lo scenario su cui si muovono le imprese del lusso e se non si hanno le dimensioni giuste non è più possibile competere. Per questo sempre più marchi finiscono nell’orbita dei grandi gruppi francesi o dei nuovi capitali che arrivano dal Medio Oriente e dall’ Asia.

Secondo il Presidente e amministratore delegato di Kering la causa di questo flusso di marchi del lusso dall’Italia alla Francia sta in due motivi: il fatto che la Francia abbia dovuto affrontare prima dell’Italia quel passaggio generazionale in mezzo al quale si trovano oggi le imprese del nostro paese; e la forte cultura imprenditoriale dell’Italia, che la Francia ha perso ma alla quale ha sostituito la capacità di costruire gruppi nazionali.

Insomma, l’Italia produce creatività, la Francia la compra e la porta nel mondo, traendone i guadagni. Due sistemi che in qualche modo sono costretti a convivere, anche per fronteggiare i nuovi protagonisti che arrivano dai Paesi emergenti, dotati di enormi risorse finanziarie. Due sistemi che si sono consolidati a cavallo del 2000, quando i mercati di sbocco non sono più stati solo l’Europa e gli Stati Uniti, ma si sono, come improvvisamente, aperti.

Dieci anni fa l’80% delle esportazioni delle imprese della moda e del lusso italiane era rivolto all’Europa, e in particolare alla Germania – ricorda Stefania Saviolo, direttrice del master in Fashion, experience e design management della Sda Bocconi – Una grande percentuale del fatturato di queste aziende derivava inoltre dall’Italia. Inquella situazione il tema della dimensione era relativamente importante.

In pochi anni la situazione si è capovolta. “Oggi bisogna vendere all’ estero e gli investimenti necessari per presidiare i mercati che crescono e per trasformare reti di negozi da multimarca in monomarca sono ingenti. E’ cambiato il luogo dove si compete e sono cambiate le regole della competizione.”

Non che gli italiani non ci abbiano provato a fare come i francesi. Era stato un marchio forte come Prada a iniziare a percorrere quella strada proprio insieme a un alleato Transalpino, LVMH con cui acquistò Fendi. Poi però Prada ha dovuto abbandonare la partita e ha ritrovato tutta la sua potenza puntando sui marchi propri, Prada e Miu Miu e andando a quotarsi dall’altra parte del mondo, Hong Kong…Così oggi veleggia su i 3,3 miliardi di euro di fatturato e si posiziona tra i maggiori gruppi mondiali.

A 15 anni di distanza in un mercato diverso, ci riprova la OTB Only The Brave di Renzo Rosso a proporsi sul mercato come polo aggregante per marchi innovativi come Marni. [...] “Non sono negativa – dice Saviolo – fino a quando rimarremo legati al territorio continueremo ad avere un grandissimo potenziale creativo che gli altri non hanno. Adesso il nostro futuro è cambiare leregole del gioco, come abbiamo fatto negli anni Settanta. Più che il prodotto bisognerà innovare i modelli di business: d’altra parte lo stesso Armani negli anni ’80 con il Gft aveva fatto un’innvoazione del modello di business.

Questo articolo, di Maria Silvia Sacchi, è estratto dal CorrierEconomia del 29 aprile 2013. Tuttavia alla luce delle recenti acquisizioni, Richard Ginori, Pomellato, Cova e Loro Piana, ci è sembrato quanto mai calzante.

 

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