Sixty, passa la prima proposta di concordato…le banche dove sono?

In caduta
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Piuttosto che niente…meglio piuttosto. Potremmo riassumere così lo stato dell’ arte del caso Sixty. Il concordato preventivo sembra più vicino grazie all’ ok dato da parte dei creditori che hanno approvato la proposta formulata nel Piano di salvataggio presentato al Tribunale.

Tuttavia i creditori più importanti, le banche, mancavano all’appello e senza il loro consenso il concordato non passa. Il gruppo di abbigliamento teatino, con un debito totale di 320 milioni di euro, deve infatti agli istituti di credito 250 milioni e deve fare in modo che il piano di salvataggio riesca a convincere anche loro. I creditori che invece non avrebbero espresso parere favorevole al concordato vantano verso il gruppo Sixty 40 milioni di crediti complessivi

Il Piano prevede che la Sixty International acquisti il retail, cioè il settore con una parte dei marchi Fashion e Sportwear e questo potrà avvenire se – come ha spiegato Lucio Raimondi – ci sarà il silenzio-assenso dei creditori più importanti le cui speranze di recuperare una parte anche piccola del credito sono riposte in questo piano che rilancia l’attività dell’azienda. Secondo questo piano di salvataggio, la nuova società dovrebbe occuparsi solo del mercato italiano, per estendersi in seguito al resto dell’Europa.

Il Piano presentato al Tribunale è fondato sulla reale realizzabilità della vendita dei beni e sulla concretezza del business plan della continuità aziendale. Ci sono stati accantonamenti molto prudenziali da parte del gruppo di commercialisti e di avvocati dell’azienda che ha lavorato su questa proposta di concordato, c’è un piano di lavoro che consentirà un utile, c’è il magazzino valutato a zero euro mentre è pieno di materiale, e – come ha specificato meglio l’avvocato Pennetta – tutte le proposte sono funzionali a questo piano. E su questa proposta bisogna votare”.

Adesso si apre la nuova fase, quella della Newco che, in base a quanto fissato nella trattativa al Ministero, prevede la partenza con 50 lavoratori e altri 30-40 verrebbero impiegati in una società satellite. Gli altri dipendenti, circa 300, sarebbero esclusi dal progetto.

 

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