Denim il “must have” del mercato italiano

In ascesa
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Seppur abbia attraversato tempi migliori fino a cinque anni fa, quando l’intera economia mondiale non era ancora stata colpita dalla crisi economica, il settore del jeanswear può ancora essere considerato solido e in crescita.

In base ai dati raccolti da Cotton Inc., associazione americana di categoria, le vendite di jeans nel mondo nel 2012 ammontano a 72,7 M.ld di euro, dominate dal peso specifico di due grandi paesi in termini di popolazione. Gli USA detengono il 16% del mercato globale, seguiti dalla Cina con il 10%.

Oggi negli Stati Uniti ci sono circa mille marchi di jeans, che si dividono un mercato interno da circa 16 miliardi di dollari, pari al 13% di quello complessivo dell’abbigliamento. Anche in Europa il mercato è frammentato, ma molti dei marchi leader sono italiani: in testa ci sono Diesel, Replay e il gruppo Sixty (attualmente in concordato).

Il mercato del jeans, però, non è tutto uguale: la distinzione necessaria da fare è tra il classic jeans, con un prezzo medio tra i 40 e i 100 euro e il segmento premium, dove il prezzo può superare anche i 300 euro. La differenza rispetto al passato la fa proprio il premium che, seppur rappresenta il 5% delle vendite complessive di denim in volume, sta intercettando la richiesta dei consumatori di tutto il mondo.

L’Europa continua ad essere il principale mercato per il denim italiano, anche se la quota di mercato sta lentamente diminuendo; migliorano le performance dei cosiddetti mercati maturi quali Stati Uniti e Giappone che rappresentano rispettivamente il 5,1% e il 3,9%  seguiti dagli amanti del made in Italy di alto livello vale a dire Russia, 2,8% e Cina 1,3%. Se è vero che la Francia continua a essere stabilmente la meta preferita del denim made in Italy con 94 milioni di ricavi circa (-10,3%) la sua quota si sta lentamente erodendo come anche quella di Germania (-2,2%) e Paesi Bassi (-7,8%). A

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