Bologna is burning

Trend
Bologna-Due-Torri

Per Bologna il mese di settembre sembrerebbe essere stato particolarmente caldo (imprenditorialmente parlando) o almeno così raccontano i giornali locali.

Il 16 e il 17 settembre si è tenuta la seconda edizione di Farete, la due giorni delle imprese di Unindustria Bologna che quest’anno si è svolta al CAAB (Centro Agroalimentare Bologna) che vuole essere vetrina delle produzioni e dei servizi bolognesi. Dal momento che la tavola rotonda era dedicata all’ “Innovazione nel food” non poteva mancare lui, il prezzemolino dell’agroalimentare italiano, Farinetti che è tornato sul suo ultimo tormentone imprenditoriale, Eatalyworld denunciando la carenza di infrastrutture necessarie a raggiungere il nuovo Parco del Cibo (Disneyland del cibo è veramente troppo). Il nodo comunque, resta sempre lo stesso: tirare fuori 50 milioni di euro non si ancora da quali tasche. Unindustria ci potrebbe essere, ma le trattative sono ancora tutte riservate (ma ci saranno veramente delle trattative?). Farinetti ha ha lanciato il sasso e nascosto la mano dal momento che “Il nostro compito è fare la regia di questa operazione. Anche noi metteremo qualcosina [...] ma Eataly non si può indebitare più di tanto” 

Ma non di solo cibo vive l’uomo. E dal cibo passiamo ai motori, Lamborghini e Ducati.
Uno dei punti di forza di Lamborghini è il made in Italy e l’ancoraggio al territorio della produzione: la maggior parte dei nostri uffici e delle persone che lavorano con noi sono italiani”. Queste le parole del presidente Stephan Winkelmann che ha aggiunto che la casa bolognese intende realizzare nuove assunzioni per lo stabilimento produttivo di Sant’Agata. Attualmente Lamborghini produce circa 2.000 vetture all’anno e è passata in 10 anni da 300 a 1.000 dipendenti.

In parole povere, il Made in Italy è costoso (per gli imprenditori e le imprese) ma il gioco dovrebbe valere la candela. L’ad di Ducati Motor, Claudio Domenicali,  ci tiene a sottolineare che “qui i costi (di produzione) sono più alti che in altri paesi europei e in altre parti del mondo. Mantenere la produzione in Italia è una scelta costosa, ma stiamo lavorando con i sindacati per un accordo che migliori la produttività di Borgo Panigale e che avrebbe una ricaduta economica sui lavoratori”. Intano il primo semestre 2013 la casa di Borgo Panigale ha registrato un calo delle vendite del 5%

Staremo a vedere

Tag: