TechCrunch Italy 2013 riflesso di un Paese a metà tra inefficienze e sogni di gloria

In caduta
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Si è chiusa con un po’ di amaro in bocca la seconda edizione di TechCrunch Italia, che ha visto vincere GipsTech, una tecnologia per la geolocalizzazione indoor che avevamo già segnalato nell’ articolo di presentazione dell’evento. Il bis dell’anno scorso era molto atteso, ma il risultato finale, soprattutto a livello di immagine, è stato guastato da alcune polemiche che purtroppo rischiano di oscurare i lati positivi di un evento che, bene o male, resta un’importante vetrina internazionale per le startup italiane. Almeno potenzialmente. Perché, se poi le cose vanno male, le ricadute negative rischiano di abbattersi su tutti, organizzazione e incolpevoli partecipanti. Il problema, in sintesi: come l’anno scorso, anche quest’anno era quasi impossibile, a tratti, avere a disposizione una connessione wi-fi decente. E se l’anno scorso si poteva imputare la cosa a un comprensibile disguido dovuto all’inesperienza e al debutto di un evento così impegnativo, quest’anno i margini di tolleranza erano già più ridotti.

Qualcuno magari dirà: ma il wi-fi è solo un accessorio. Vuol dire che non ha capito quasi nulla. Soprassediamo pure sul fatto che in una manifestazione a sfondo tecnologico è uno di quei punti in cui non si può fare brutta figura; concentriamoci solo sul danno a livello di comunicazione dell’evento stesso che una cattiva connessione wireless comporta. Oggi qualsiasi conferenza o kermesse si svolge su due piani: quello del qui ed ora, di chi è fisicamente presente; e quello degli spettatori online, che seguono l’evento in streaming o su Twitter. Se viene a mancare una connessione a Internet efficace, viene penalizzata anche la possibilità di raccontare quello che sta accadendo e viene meno, o si attenua, l’effetto moltiplicatore della Rete.

A parte ciò, c’è il rischio che l’attenzione dei media si concentri su quello che non va, piuttosto che su quello che funziona. È quello che è accaduto, paradossalmente, per TC Italy, a causa di un post dello stesso organizzatore. Il giornalista Mike Butcher, di TechCrunch Europe ha scritto dei brevi articoli sulle startup finaliste e un lungo, appassionato post in cui ha attaccato Telecom Italia per la scarsa(a suo dire) professionalità con cui ha gestito la questione wi-fi. ” Ci hanno fornito un router inadeguato – ha detto Butcher, in sintesi – che ci ha impedito di gestire in modo adeguato il traffico dati, e questo malgrado avessimo speso di tasca nostra migliaia di euro per aggirare il problema della mancanza di fibra ottica portando sul posto una connessione satellitare“. Poi il router giusto è arrivato, ma il danno era fatto.

Ma nel post di Butcher c’è più di questo. Il malfunzionamento viene portato a simbolo di quello che non va in nazioni del Sud Europa come l’Italia dove – il giornalista è abbastanza chiaro su questo – abbondano inefficienze e le startup devono lottare per emergere oltre che con le consuete difficoltà del mercato, anche contro un ecosistema che non le sostiene. Il titolo stesso del pezzo del resto non lascia molto spazio all’interpretazione: ” Telcos Like Telecom Italia Are Failing European Startups And It’s Got To Stop“. Se uno poi va a leggere bene l’articolo, Butcher parla anche di alcuni aspetti positivi, di quello che si sta facendo per risolvere il problema. Citando per esempio l’intervento di Mattia Corbetta, capo del segretariato tecnico per Ministero per lo Sviluppo Economico che nel suo intervento a TC ha ricordato i provvedimenti in essere, o allo studio, per semplificare la vita alle startup. Ma, visto che quello su cui si concentrano molti alla fine, è il titolo, la polemica rischia di coincidere con l’ennesima figuraccia dell’Italia e non aiutare certo a far venire la voglia a potenziali investitori di concentrarsi sulle realtà del nostro Paese.

Non molto tempo fa, Gianluca Dettori raccontava sul suo blog un’interessante aneddoto sul “garlic belt”, la cintura dell’aglio, termine vagamente razzista con cui vengono definiti nel mondo anglosassone i Paesi del Sud Europa, Italia compresa. Luoghi dove è considerato troppo complicato investire. Ecco, polemiche come quella di quest’anno a TC non aiutano certo a migliorare la situazione e sarebbe forse il caso che chi è causa della situazione si prendesse le sue responsabilità. Magari scrivendo una bella lettera a Butcher se, come sostengono alcuni ” bene informati” su FB, il problema non è stato causato da Telecom, che avrebbe soltanto seguito le specifiche fornite dagli organizzatori. Oppure scusandosi ufficialmente. Altrimenti, un evento come quello di Roma rischia di essere quasi controproducente e farci sfigurare davanti a iniziative analoghe tenute magari a Berlino o a Londra.
Tratto da lastampa.it

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