Gai Mattiolo contraffà se stesso: indagato per vendita di prodotti con segni mendaci

In caduta
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Il 45enne stilista romano Gai Mattiolo è indagato dalla Procura di Padova con l’accusa di vendita di prodotti industriali con segni mendaci, come recita l’articolo 517 del codice penale.

L’uomo, già arrestato nel dicembre 2008 con l’accusa di bancarotta fraudolenta per un ammontare totale di 1,5 milioni di euro, finisce ora nei guai per vendita di prodotti industriali con segni mendaci. L’azienda padovana  “Charme Bag Srl”, che ha rilevato il marchio di pelletteria per 3 milioni nel 2004, e con esso l’esclusiva dello sfruttamento dello stesso per la produzione di borse, portafogli e altri accessori,  ritiene che il patto non sia stato rispettato.

Nel maggio 2012 però i nuovi titolari della griffe Gai Mattiolo per il ramo pelletteria (quindi gli unici con diritto a marchiare con quel nome le proprie creazioni) si sono accorti che sul mercato c’erano portafogli e borse messi in vendita dalla ditta React che nelle descrizione recitavano «React by Gai Mattiolo» e «React disegned by Gai Mattiolo».

La Procura della città del Santo, su richiesta dell’avvocato Piero Someda (legale della ditta padovana), ha ottenuto anche sequestri di materiale già uscito di fabbrica e pronto a finire nelle vetrine dei negozi. «Il marchio per la licenza pelletterie era di proprietà della Mattiolo Couture – fanno sapere gli avvocati Angelo Angelini e Salvatore Scali, difensori – ed è da loro che è stato venduto e non dello stilista. Quindi il signor Mattiolo non si è mai permesso di produrre né vendere borse ma ha solo disegnato delle borse per la società React che poi ha associato al proprio marchio il nome di Gai Mattiolo».

I difensori di Mattiolo, Angelo Angelini e Salvatore Scali spiegano:“Non c’è nulla di cui preoccuparsi, è la React a produrre quell’oggettistica, Gai la disegna soltanto. Non ha trasgredito alcun patto commerciale”

 

Fonte Corriere del Veneto

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