Halloween all’italiana. Meno zucche per tutti

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Zucca-di-Halloween

Che ci piaccia o meno oggi anche la cultura è sempre più globalizzata e socialnetworkizzata (passateci il termine); è inevitabile dunque in questi giorni assistere a bacheche di Facebook, Twitter, Instagram invase da post che hanno come main theme Halloween.

Al di là dei profili sociologici e culturali, che in questa sede poco ci interessano, abbiamo voluto dedicare questo post al business che muove questa festa di importazione.

Quest’anno la spesa complessiva destinata a dolci, addobbi, feste e costumi scende sotto i 300 milioni di euro, contro i 360 milioni del 2012 registrando una caduta del business del  20% circa.

Secondo le stime diffuse dalla Cia Confederazione italiana agricoltori anche le vendite di zucche si preannunciano fiacche, forse qualche eccezione potrebbe esserci solo per quelle decorative con una lieve crescita compresa tra l’1 e il 2%. C’è da dire, però, che le zucche si vendono tutto l’anno e non solo ad Halloween, anche perché un tempo nel nostro Paese questa festa di origine anglosassone non era praticamente considerata. Di conseguenza – spiega la Cia – Halloween ha sempre inciso poco sul mercato.Negli anni passati, tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre, non si sono avuti aumenti significativi delle vendite. Un trend che si ripeterà anche quest’anno. Soltanto quelle decorative hanno messo a segno incrementi, che tuttavia raggiungono un livello alquanto marginale, anche perché vengono usate soprattutto nei locali e poco nelle case, al contrario di quanto avviene per esempio negli Stati Uniti e in molti paesi del Nord Europa.

La produzione nazionale di zucche oggi si attesta intorno ai 50 milioni di chili annui, con una flessione tendenziale del 12%, in parte a causa delle ‘bizze’ del clima, ma anche – osserva la Cia – per colpa dei prezzi sui campi non remunerativi che deprimono gli investimenti. Basti pensare che negli ultimi anni sul prezzo di vendita finale la fase produttiva ha inciso al massimo tra il 18 e il 20%. Il che è insufficiente alle imprese agricole per coprire tutti i costi produttivi, burocratici e contributivi. La coltivazione di zucche ‘made in Italy’ – aggiunge la Cia – copre complessivamente una superficie di duemila ettari e interessa soprattutto la Lombardia (Mantova, Cremona, Brescia), l’Emilia-Romagna (Ferrara), il Veneto (Venezia) e la Campania. Si tratta di un prodotto destinato prevalentemente al consumo alimentare: solo negli ultimi anni ha cominciato a crescere la coltivazione di varietà di zucche a scopi ornamentali (possono pesare anche dai 300 ai 400 chili), vendute soprattutto per la festa di Halloween.

Fonte Adnkronos

 

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