Il Made in Italy e l’estero: non buttare via il bambino con l’acqua sporca

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Non buttare via il bambino con l’acqua sporca. Lo ripeteva spesso una nostra conoscenza e questo modo di dire bene si adatta alle innumerevoli discussioni sul Made in Italy, sulle imprese italiane, la crisi, la burocrazia, le leggi e le riforme.

Secondo stime dell’Eurostat, tra l’ottobre del 2008 e giugno del 2012 il fatturato estero dell’industria italiana è cresciuto più di quello tedesco e francese. Una coincidenza? No. Di fronte a un mercato domestico in crisi, le imprese italiane hanno fatto di necessità virtù, allargando i confini del business oltre l’Europa. Come riportato da Il Sole 24 Ore grazie al nostro Made in Italy in concorrenza con gli altri “made in” nel 2012 l’Italia è stata, assieme a Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud, tra i soli cinque paesi con un saldo commerciale con l’estero per i manufatti non alimentari superiore ai 100 miliardi di dollari. Ristringendo i confini, continuiamo ad essere il secondo paese dell’Unione europea dopo la Germania per surplus commerciale nei manufatti non alimentari con i paesi extra-Ue.

E visto che il ponte di Ognissanti si avvicina, non possiamo non parlare di turismo. Secondo i dati Eurostat l’indicatore del numero di pernottamenti di turisti stranieri vede l’Italia, nonostante tutto, seconda in Europa dietro alla Spagna e davanti alla Francia, con 180 milioni di pernottamenti nel 2012. Ma l’Italia è addirittura il primo paese europeo, davanti alla stessa Spagna, per numero di pernottamenti di turisti provenienti da paesi extra-Ue, con 50 milioni di notti.

Non deve stupire dunque il recente trend emerso da una analisi della Coldiretti sulle iscrizioni al primo anno della scuola secondaria di secondo grado, statali e paritarie, nell’anno scolastico 2013/2014: la crisi che ha cambiato profondamente le aspirazioni dei giovani ed ha provocato il crollo delle iscrizioni agli istituti professionali con indirizzo industriale, scese al minimo storico rispetto al boom delle scuole di enogastronomia, turismo ed anche agraria. L’importanza che l’indirizzo professionale alberghiero riveste nel nostro contesto socioeconomico è palese, d’altronde l’Italia resta una delle mete preferite a livello mondiale, al quinto posto dopo Francia, Spagna, USA e Cina.

Se fino ad ora abbiamo parlato del bambino, uno spunto di riflessione sull’acqua sporca; secondo Euromonitor sono almeno dieci anni che l’Italia perde in competitività a livello internazionale, la domanda che vi giriamo è la seguente: per quanto ancora il Paese potrà avvantaggiarsi della sua rendita di posizione?

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