Quotazione Moncler, copia e incolla del caso Geox?

Al debutto
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Su Moncler sta prendendo forma una bolla o è vera gloria? Se porsi la domanda era legittimo la scorsa settimana, quando, in vista dello sbarco in Borsa, gli investitori sembravano fare a pugni per prenotare qualche titolo (la domanda ha superato di oltre 30 volte l’offerta), lo è ancora di più il giorno successivo al debutto. Ieri, infatti, le azioni dell’azienda che produce piumini, nel primo giorno a Piazza Affari, hanno terminato con un balzo a doppia cifra del 46,7% a 14,97 euro, rispetto al prezzo di 10,2 euro a cui avevano avviato le negoziazioni. E oggi il titolo, complici le prese di beneficio, scende di circa il 5%, restando in ogni caso al di sopra dei 14 euro.

In altri termini, soltanto nella prima seduta, la società ha guadagnato in Borsa la metà del proprio valore iniziale. La capitalizzazione, alla chiusura di ieri nell’ordine dei 3,7 miliardi, fa di Moncler una società più grande – stando ai valori attribuiti dalla Borsa – di Mediaset e Finmeccanica, che fatturano rispettivamente sette e 34 volte tanto l’azienda guidata da Remo Ruffini (che nel 2012 ha realizzato quasi 500 milioni di fatturato). Insomma, il sospetto che le quotazioni di Moncler siano quantomeno “tirate” sembra essere legittimo.

Dagospia ha girato la domanda ad alcuni analisti del settore del lusso. Secondo il primo, “il prezzo è eccessivo in senso assoluto, anche se bisogna notare che la società ha margini di crescita elevati, specie considerando che produce quasi solo piumini”. E in ogni caso, fa notare lo stesso analista, “se proprio bisogna parlare di bolle, le quotazioni di Cucinelli sono ancora più tirate: basti pensare che tratta a cinque volte le vendite e a 26 volte il margine operativo lordo stimato al 2014, contro, rispettivamente, le cinque e 17 volte di Moncler”.

Di diverso avviso l’altro analista specializzato nel settore del lusso, secondo cui l’azienda, data la sua specializzazione nella nicchia dei piumini, non è paragonabile a gruppi dal business più diversificato come Ferragamo e Cucinelli. Proprio per questo motivo, secondo l’esperto, “c’è un problema di valutazione del marchio, anche perché se un domani arriva un concorrente che fa piumini migliori o che comunque vendono di più, che succede a Moncler? Una cosa simile è accaduta di recente a Geox, che, operando in una nicchia, a un certo punto si è trovata costretta a rivedere il tutto il proprio business con le annesse ripercussioni negative sulle azioni in Borsa”.

Un problema indicato nel prospetto dell’Ipo alla voce “rischi connessi alla riconoscibilità del marchio”: “Il successo del gruppo è influenzato in misura rilevante dall’immagine, dalla percezione e dalla riconoscibilità del marchio Moncler”. E ancora: “Qualora in futuro il gruppo Moncler non fosse in grado, attraverso i propri prodotti e le proprie attività di comunicazione, di assicurare la riconoscibilità del proprio marchio e la percezione dello stesso da parte dei consumatori potrebbe verificarsi una contrazione dei ricavi e un incremento dei prodotti invenduti, con possibili effetti negativi sull’attività e sulle prospettive nonché sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria del gruppo”.

Fonte Dagospia

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