Pubblico vs Privato – l’Italia investe sui veri settori strategici?

Sfide Strategiche
private

Dovendo pensare a una nuova economia, un primo passo possibile è individuare quali possano essere i settori strategici per il Paese. È opinione condivisa che ve ne siano almeno quattro dalle grandi potenzialità e riconosciuti da tutti i mercati: l’agroalimentare, l’arredamento, l’abbigliamento e l’automazione industriale. A questo si aggiunge il turismo che però deve scontare la scarsa attitudine degli italiani nel primeggiare nei servizi (e i grandi investimenti richiesti per trasformare un’industria obsoleta – figlia degli anni ’60 – in qualcosa di moderno). Se i mercati ci tributano successo in quanto indicato, appare interessante osservare il punto di vista della classe dirigente pubblica.

Dal 2011 è attivo il Fondo Strategico Italiano, una holding partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con la Cassa Depositi e Prestiti e da fondazioni di origine bancaria (80,1% e 18,4% rispettivamente). La mission dichiarata è investire in imprese di rilevante interesse nazionale che abbiamo un fatturato non inferiore a 240 milioni di euro e oltre 200 dipendenti. I settori sono: 1) difesa, 2) sicurezza, 3) infrastrutture e pubblici servizi, 4) trasporti, 5) comunicazioni, 6) energia, 7) assicurazioni e intermediazioni finanziarie, 8) ricerca e alta tecnologia.

Nessuno dei quattro settori riconosciuti dal mercato è compreso.

Tranne il punto 7) e 8), gli altri sono settori a valenza abilitante, necessari per ogni moderna economia. È tautologico che essi debbano sostenere il Paese in modo efficiente al minor costo possibile. Si tratta di settori che spesso hanno una connotazione statale e non vivono in un contesto di vera concorrenza.

Le domande sono: l’interpretazione che la classe dirigente governativa dà ai settori strategici per l’economia del Paese è adeguata ai tempi attuali? Offre prospettive di ampio respiro? È possibile pensare a un futuro in cui dalla manifattura si possa passare all’industria della difesa, della sicurezza, delle infrastrutture o puntare sull’energia come valore aggiunto?

Estratto da  Mark Up

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