Scarpe italiane penalizzate in patria, pluripremiate all’estero

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Crescono le esportazioni di calzature da donna, che rappresentano la fascia la più importante del comparto. Ogni 10 paia di scarpe in pelle prodotte in Italia, circa 6 sono destinate alla clientela femminile. Nei primi 9 mesi 2013 le esportazioni di scarpe da donna in pelle (con tomaia in pelle) sono cresciute nel complesso del 4,6% in valore e dell’1,2% in volume, secondo i dati pubblicati da Assocalzaturifici.

Dopo la battuta d’arresto del 2009, legata alla recessione mondiale, le vendite oltre confine hanno ripreso quota, recuperando in valore i livelli pre-crisi. Nei primi 9 mesi 2013 si sono attestate a 3,15 miliardi di euro (erano 2,76 nell’analogo periodo 2008). Un aumento (+14,1%) non trascurabile, anche al netto dell’inflazione (+6% circa).

Il 62% delle calzature vendute all’estero ha avuto come destinazione uno dei Paesi dell’Unione Europea (rimasta, nel complesso, sui livelli del 2012: +0,2% in quantità e +1% in valore). La Francia (+5,2% in valore e +0,9% in quantità) si è confermata il principale mercato, seguita da USA e Russia.

I Paesi dell’Est Europa/CSI e il Far East sono le aree più premianti. I mercati della graduatoria Top20 che nell’ultimo quinquennio hanno mostrato gli incrementi assoluti più rilevanti per numero di paia assorbite sono: Cina, Russia e Hong Kong. Sono i mercati extra-UE, in particolare gli emergenti in Estremo Oriente e nell’area CSI, a presentare il prezzo medio più elevato, a testimonianza del fatto che è soprattutto in queste aree che viene riconosciuto il valore aggiunto della calzatura Made in Italy.

Invece in Italia le vendite di calzature femminili registrano un importante calo. Secondo il ‘Fashion Consumer Panel’ di SITA Ricerca, gli acquisti delle famiglie italiane di scarpe per donna non sportive sono scesi, nei primi 9 mesi 2013, del 7% in quantità e del 10% in termini di spesa. Nel quadro negativo generalizzato dei consumi, la donna risulta il comparto più penalizzato, con contrazioni a doppia cifra per le scarpe classiche e gli stivali alti.

L’andamento negativo trova conferma anche nei risultati dell’indagine condotta dall’Ufficio Studi di Assocalzaturifici: relativamente al portafoglio ordini degli ultimi mesi 2013, si registra un arretramento degli “ordinativi Italia” raccolti dalle aziende del campione nel periodo settembre/novembre 2013 pari al -2,8% in volume. La ripresa dei consumi interni è dunque ulteriormente rinviata.

Nel 2012, la produzione di calzature da donna in Italia era calata del 4,1% in volume e del 1,5% in valore (attestandosi a 3,75 miliardi di euro), riportando il comparto sui livelli del 2010 dopo il positivo recupero (+4,2%) del 2011.

 

Fonte fashionmag.com

Foto credit cbmadeinitaly.com