Campari acquisisce Forty Creek ma chiude in ribasso: tutta colpa dei tassi di cambio?

In caduta
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Il mattino ha l’oro in bocca e ieri per il Gruppo Campari la giornata a Piazza Affari era iniziata piuttosto bene.

Prima dell’avvio delle negoziazioni, Campari annuncia di aver rilevato Forty Creek Distillery Ltd, azienda indipendente leader nel mercato degli spirit in Canada, facendo il suo ingresso nella categoria del whisky canadese, in continua espansione, attraverso un portafoglio di prodotti premium.

Il costo dell’operazione è di circa  120,5 milioni di euro, Forty Creek gode di un buon posizionamento negli Stati Uniti, mercato chiave per il Gruppo, caratterizzato da un alto potenziale di crescita per la categoria del Canadian whisky, inoltre il business acquisito prevede di realizzare vendite nette totali in crescita del +15,6% rispetto all’anno precedente, chiudendo l’esercizio al 31 marzo 2014 con ricavi intorno ai 26 milioni di euro.

Calcoliamo che la società possa avere un ebitda margin del 32% rispetto a un ebitda margin atteso per Campari stand alone del 23% nel 2014 – è stato il commento all’operazione di Intermonte Sim, società di intermediazione di Piazza Affari – Nonostante la dimensione ridotta e il multiplo generoso ci aspettiamo che questa acquisizione possa supportare il posizionamento di Campari nel segmento Spirits in Nord America“.

Dopo l’annuncio il titolo del gruppo di spirits di marca aveva guadagnato l’1,7% a 6,27 euro per azione, ma si attendevano i conti del quarto trimestre che sono stati diffusi in tarda mattinata e la giornata è diventata meno luminosa.

 

Il Gruppo Campari infatti chiude il 2013 con un utile netto in calo del 4,4% a 149,8 milioni di euro e il titolo crolla, chiudendo a 5,92 euro.

Ad influenzare negativamente l’utile sono stati gli oneri straordinari per 10,3 mln, dal momento che il 2013 ha visto comunque una crescita a dei ricavi saliti del 13,7% a 1.524,1 milioni, grazie all’incremento delle vendite in America e Russia. A penalizzare le performance del gruppo  sono stati dunque i tassi di cambio,  considerando che utile netto  a tassi di cambio costanti è cresciuto del +1,6%

 

 

 

 

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