Ferragamo e Piazza Affari: il fatturato sale, il titolo scende

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Non è stato un grande inizio di 2014 per i titoli del lusso quotati alla Borsa di Milano. Molto spesso più deboli degli altri, hanno brillato in tante sedute ma, in generale, non sono stati i campioni di Piazza Affari in questi primi tre mesi dell’anno.

Una debolezza che viene da lontano, visto che la maggior parte dei luxury brand ha vissuto un 2013 complesso, sia per il rallentamento della crescita del settore in tutto il mondo, sia perché le valute dei Paesi emergenti, i veri consumatori del lusso, hanno sofferto molto lo scorso anno riversando la loro sofferenza sui conti delle società.

Come riportato da  Milano Finanza gli  analisti di Societe Generale hanno messo sotto la lente di ingrandimento alcuni titoli del lusso, tra cui Salvatore Ferragamo, che ha perso il 14% negli ultimi sei mesi, più del settore (-8%),e  rischia di scendere ancora nei prossimi mesi, a causa del rallentamento delle vendite e della contrazione dei margini reddituali.

Nonostante la crescita del fatturato del +9%, 1.258 miliardi, il rapporto tra margini e ricavi è  al 20,7%, un risultato che sarebbe potuto essere migliore, considerando che la redditività delle aziende concorrenti come  Gucci, Prada e Hermes è superiore a un terzo delle vendite.

I margini di crescita ci sono, specialmente se si tiene conto della rete distributiva di Ferragamo: è prevista per quest’anno l’apertura di 17 nuovi punti vendita diretti e numerosi investimenti destinati alla ristrutturazione dei punti vendita attuali, tra cui lo store di Vienna, 370 mq suddivisi in diverse aree prodotto come borse, calzature, ready to wear donna  e la collezione uomo.

Il 2014 si presenta dunque come un anno altalenante. Se da una parte la crescita della Cina pare proseguire ma con ritmi più lenti e molti Paesi asiatici o dell’America Latina soffrono ancora di una certa instabilità valutaria, dall’altra i forti segnali di ripresa in altri grossi mercati del lusso, come Nord America, Giappone e parte dell’Europa fanno ben sperare queste eccellenze del made in Italy. Dal loro andamento dipende buona parte della nostra economia.

 

Credit: Milano Finanza, La Repubblica, Il giornale del Lusso

 

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