L’erede rinuncia al trono: problemi dinastici in casa Armani?

In caduta
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Diverse sono state le uscite, anche recenti. Ma quella avvenuta nelle scorse settimane è certamente eclatante. Ad andarsene è stato, infatti, questa volta Andrea Camerana, il nipote di Giorgio Armani. Cioè la persona indicata finora come il successore dello stilista, tanto da averne assunto tutte le deleghe quando, alcuni anni fa, Armani ebbe problemi di salute, poi superati.

Camerana, 44 anni, è figlio della sorella di Giorgio Armani, Rosanna, e nel gruppo è cresciuto fino a diventare direttore licenze per poi passare all’ufficio di presidenza a fianco dello zio. Ora una separazione che a molti è apparsa improvvisa. C’è chi dice che dietro la decisione di «esplorare nuovi orizzonti professionali» – come è stato comunicato internamente – ci sia stata una forte divergenza di opinioni proprio con Proli, 48 anni, l’uomo cui Armani ha sempre più delegato ogni scelta strategica e operativa. Ma anche che la sintonia non sia più così forte nemmeno con lo zio.

Una versione che viene, però, completamente smentita dallo stesso Armani. Che, anzi, conferma che Camerana continuerà a sedere nel Cda.

Per capire quanto succede oggi bisogna fare un passo indietro. Per la precisione a cinque anni fa quando Armani decise di nominare un nuovo direttore generale, Livio Proli, appunto, al posto del precedente, Gianni Gerbotto. Proli, allora poco più che quarantenne, era l’amministratore delegato di Simint (l’azienda del gruppo che produce abbigliamento casual) e della Pallacanestro Olimpia.

È partito con quella nomina il cambiamento dentro la Giorgio Armani. Il primo ad andarsene, nel maggio 2011, è stato John Hooks, il capo del commerciale mondo, per un decennio uno degli uomini più vicini ad Armani, fino a esserne divenuto il braccio destro. Hooks era stato in un primo momento promosso nel consiglio di amministrazione come vice presidente (carica introdotta apposta per lui), per poi lasciare il gruppo un anno e mezzo dopo nel 2011 (oggi è presidente europeo di Ralph Lauren).

Nel 2013 sono usciti, invece, dalla Giorgio Armani manager come Davide Gambillara, capo del legale, come Fabio Mancone, il capo delle licenze e della comunicazione, o come Luca Colautti, direttore risorse umane della Ga Operations. In precedenza aveva lasciato anche Massimo Bonello, il capo delle risorse umane che è oggi in Lavazza. Ora l’uscita che più fa discutere, quella di Camerana. Il nipote sul quale sembrava tagliato il ruolo di delfino del fondatore.

Camerana, come ha confermato Armani, resterà in consiglio di amministrazione, dove siede la madre Rosanna oltre alle cugine Roberta e Silvana (entrambe lavorano nel gruppo). Nel Cda siedono anche Proli e Dell’Orco.

Fonte Corriere della Sera

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