Safilo dovrà 21 mln al fisco: operazioni irregolari infra-gruppo

In caduta
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«Maggiori oneri per 21 milioni di euro». È in sostanza, la somma che la «Safilo Spa» – big dell’occhialeria, seconda solo alla Luxottica con sede a Padova, sei stabilimenti produttivi (di cui uno a Longarone, nel Bellunese e un altro a Santa Maria di Sala, nel Veneziano) e proprietà degli olandesi di «Hal Investments» – deve allo Stato, in base a una verifica avviata dall’Agenzia delle Entrate tre anni fa in riferimento al 2007 (anche se poi l’indagine si è estesa al periodo 2008-2011). L’azienda in una nota chiarisce che dei maggiori oneri «7 milioni sono già stati accantonati nel bilancio chiuso al 31 dicembre 2012 e la somma complessiva va corrisposta in 12 rate trimestrali a partire dal mese in corso». Sempre secondo la nota, la verifica dell’Agenzia «si è conclusa con rilievi sul cosiddetto “transfer pricing” (la determinazione dei corrispettivi nelle transazioni infragruppo), la definizione di “beneficiario effettivo” (l’applicabilità di ritenute ridotte su finanziamenti raccolti sul mercato obbligazionario lussemburghese) e le modalità di tassazione dei dividendi esteri».

In pratica: il Fisco avrebbe rilevato una «manipolazione» dei prezzi di trasferimento in operazioni infragruppo, per spostare i redditi imponibili da una società all’altra. Va sottolineato, però, che la società affermadi aver agito «sempre nel rispetto delle disposizioni di legge vigenti, interpretate alla luce della prassi e della giurisprudenza all’epoca dei fatti, come illustrato in dettaglio nei documenti difensivi». E allora? E allora, dice l’azienda, apriamo lo stesso il portafoglio, per evitare le lungaggini e le spese di un processo «dagli esiti difficilmente prevedibili» perché «le materie contestate sono di natura valutativa e interpretativa, come nel caso del giudizio di congruità dei prezzi praticati a consociate estere». Comunque sia, Safilo ribadisce «di rimanere convinta della correttezza del proprio operato ». Il gruppo è guidato, dall’ottobre 2013, dalla svizzera Luisa Delgado. Era entrata in «Safilo » l’anno prima. La società e la famiglia Tabacchi hanno incrociato destini e fortune per quasi 80 anni.

Il marchio nasce nel 1934 quando Guglielmo acquista un complesso industriale produttore di lenti e montature, fondato nel 1878 a Pieve di Cadore. Dagli Anni Cinquanta alla fine del secolo è una storia di successi e di espansione, con anche la quotazione in Borsa. Nel 2001 il figlio Vittorio lancia l’Opa (Offerta pubblica di acquisto) con la quale acquista l’intero pacchetto azionario. L’azienda colleziona brand di prestigio: da Dior a Emporio Armani, da Fossil a Giorgio Armani, da Gucci a Hugo Boss, da Max Mara a Valentino e Yves Saint Laurent. Mala liquidazione dei fratelli costa a Vittorio un sacco di soldi e un forte indebitamento con le banche, che chiedono il conto e le cose si mettono male. Intervengono gli olandesi che salvano l’azienda dal baratro. Ora la situazione sembra stabilizzata: nei primi nove mesi del 2013 le vendite nette (841,8 milioni) erano calate rispetto a quelle dello stesso periodo del 2012 (862,4), ma erano aumentati il margine operativo lordo (88,7 contro 85,9 milioni) e l’utile operativo (61,5 contro 56,9 milioni).

Fonte Corriere Veneto