Tamburi rileva il 20% di Eataly, Farinetti pensa alla pensione?

Sfide Strategiche
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Come mai la banca d’investimenti Tamburi Investment Partners di Giovanni Tamburi ha deciso di rilevare per 120 milioni il 20% di Eataly, la società fondata da Oscar Farinetti e specializzata nella vendita di prodotti enogastronomici italiani di fascia alta? Innanzi tutto perché lo stesso imprenditore e fondatore non ha fatto mistero di volere fare un passo indietro nel gruppo proprio a partire dal 2014, quando cioè, a settembre, compirà i 60 anni.

Per questo negli ultimi mesi si è chiacchierato parecchio su eventuali nuovi soci in arrivo per Eataly e su una possibile quotazione in Borsa. Non a caso, nel comunicato in cui annuncia l’operazione, Tamburi conferma anche l’obiettivo di portare sul mercato azionario la società entro il 2017.

Ma le ragioni dell’investimento sono molteplici e ben più articolate. Con un fatturato che dal 2010 al 2013 è cresciuto in media del 33% l’anno e che, a livello consolidato, nel 2014, dovrebbe raggiungere i 400 milioni, Eataly gode di una notorietà e di una forza sempre maggiori, sia in Italia, sia al di fuori dei nostri confini. E in questo senso scommettere adesso su una simile realtà potrebbe rivelarsi una scelta azzeccata per un fondo di investimenti attento al rendimento del denaro che impiega.

Tuttavia, al di là delle caratteristiche finanziarie, essendo Farinetti un renziano doc, l’operazione non può che essere analizzata anche in chiave politica. E proprio in virtù della vicinanza tra il premier Matteo Renzi e l’imprenditore nato ad Alba nel 1954 sembra difficile pensare che l’attuale governo possa muoversi, con eventuali leggi e provvedimenti, in modo da danneggiare la società che si prefigge si portare in “made in Italy” in tutto il mondo.

Insomma, investire adesso, con Renzie al potere, in Eataly potrebbe rivelarsi per Giovanni Tamburi un investimento particolarmente azzeccato. C’è da scommettere, però, che Farinetti stia già facendo gli scongiuri e speri che, questa volta, con la sua società, non si replichi il copione andato in scena qualche anno fa, in Management & Capitali (M&C), tra gli azionisti Tamburi e Carlo De Benedetti.

Allora, le tensioni tra i due soci furono tali che l’ingegnere a un certo punto fu costretto a ricomprare dall’”antagonista” parte della quota. Ora la società di investimento di Tamburi ha il 3,47% del fondo “salva imprese” M&C, mentre la Per spa dell’ingegnere ha in mano la quota di maggioranza di quasi il 54 per cento.

Senz’altro Farinetti spera di non doversi trovare anch’egli un domani, magari per colpa di qualche piccola incomprensione, a ricomprare da Tamburi la quota. Anche perché se così fosse, e se la società continuasse a crescere, chissà quanto potrebbe costargli.

Carlotta Scozzari per  Dagospia

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