Sono Francia e Asia i protagonisti delle M&A del lusso italiano

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Un totale di 583 operazioni in quattordici anni. L’attività di fusioni e acquisizioni nel settore della moda e del lusso italiani è stata particolarmente effervescente dal 2000 a oggi, come dimostrano i dati della ricerca “Le acquisizioni da investitori esteri nel fashion & Luxury: quale valore per i marchi italiani”, che sarà presentata da Maurizio Castello, partner di Kpmg Advisory, in occasione del prossimo Luxury Summit del Sole 24 Ore dell’11 giugno.

La maggior parte delle operazioni ha avuto come acquirenti operatori finanziari o industriali italiani, anche se i deal di maggior valore sono firmati da investitori stranieri. L’operazione di maggior rilievo è stata l’acquisizione di Gucci da parte del gruppo Kering , con un valore di 6.059 milioni di euro per l’84% del capitale sociale nel 2004. Mentre Lvmh si è aggiudicata il 100% di Bulgari nel 2011 per 4.300 milioni di euro, secondo valore più alto per il settore. Se si considerano le operazioni di maggior rilievo il valore complessivo dal 2000 a oggi è di 20 miliardi per 17 deal. Negli ultimi quattro anni le operazioni nel comparto sono state nel complesso 112, con il 45% del totale realizzato da fondi di private equity e fondi sovrani.

A fare il colpaccio, però, è il gruppo francese Lvmh ha rilevato lo scorso anno l’80% di Loro Piana per 2 miliardi di euro. «I due grandi poli del lusso, Lvmh e Kering, hanno operato nella direzione del consolidamento del settore del lusso italiano, lasciando davvero poco ancora sul mercato – commenta Castello -. Sono poche le aziende nella fascia top ancora disponibili, mentre ci sono ancora aziende della fascia del lusso accessibile che possono essere disponibili perché hanno bisogno di capitali freschi per la prossima fase di espansione. In questo caso le società possono scegliere la quotazione o l’apertura di capitale a investitori finanziari, fondi di private equity o fondi sovrani, o a operatori industriali».

Negli ultimi anni, però, altri operatori si sono affacciati sul mercato italiano: «Ci sono alcuni gruppi asiatici particolarmente attivi che potrebbero essere protagonisti di nuove incursioni per investimenti in Italia». Fra le operazioni principali ci sono da segnalare l’ingresso di Fosun International in Caruso con il 35%, di Shenzhen Marisfrolg Fashion in Krizia con il 100%, di Shandong Heavy Industry Group in Ferretti Yatch con il 75% e di Peter Woo in Salvatore Ferragamo con l’8%.

Un focus particolare, nella ricerca di Kpmg, viene dedicato ai multipli delle operazioni: «Se si prendono i tre settori fashion, food&beverage e retail si vede come i multipli, che erano allineati fino al 2010, nel lusso hanno avuto un’esplosione nell’ultimo triennio» osserva Castello, precisando che «gli investitori esteri danno al valore intrinseco delle aziende del lusso una valutazione mediamente doppia rispetto a quella di altri settori italiani nell’ultimo triennio». Dalla comparazione emerge come la moda e il lusso abbiano raggiunto in media nel 2011 il picco di un multiplo di 14,7 volte il margine operativo lordo (Ebitda) contro i più contenuti 7,6 volte del retail e 7 volte del food&beverage. Le aziende del lusso, quindi, vengono strapagate? Non proprio, soprattutto se a comprare sono i grandi gruppi internazionali: «I prezzi sono così elevati perché gli investitori pensano di poter estrarre un valore futuro dalle aziende acquisite, che porterà a un ritorno importante. Non si tratta di investitori avventati, insomma, che pagano prezzi fuori mercato».

 

Fonte Moda24

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