Ristorazione autostradale, accelerano i più piccoli a scapito di Autogrill

Sfide Strategiche
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Il biennio 2013-2014 è considerato un vero punto di svolta nel mercato della ristorazione autostradale: terremoto negli equilibri ventennali tra gli operatori, gare disertate, condizioni contrattuali modificate, un nuovo contratto di lavoro alle porte, un’indagine dell’Antitrust contro un presunto cartello. E, soprattutto, un numero di aree messe in gara molto elevato, in un contesto di crisi pesantissima.

Un recente studio riservato della società di consulenza Prometeia ha certificato che il calo del Pil (-7%) e della spesa delle famiglie (-5% in termini reali) negli ultimi sei anni, «ha portato a ridurre il traffico sulla rete autostradale dell’8%, del 40% gli erogati di benzina e gasolio e del 19% le vendite di ristorazione in autostrada a prezzi costanti».

Per trovare dati reali di quanto vale il settore, al di là delle variazioni percentuali, bisogna cambiare fonte e andare indietro nel tempo. Secondo la società di ricerca francese Gira Foodservice, nel 2011 il giro d’affari totale della ristorazione autostradale era di 802,3 milioni di euro, di cui 704 per pasti principali e 98,3 per prime colazioni. In altri termini, si parla di 115 milioni di pasti serviti, che però nel 2012 erano già crollati a 103 milioni.

Il mercato nel 2011 vedeva Autogrill con il 65% del mercato e altri cinque operatori seguire distantissimi, con quote tra il 3,5% di MyChef (gruppo Elior) e il 6,3% di Chef Express (gruppo Cremonini). Uno scenario che oggi sta cambiando in modo rapido, sia perché il gruppo Sarni ha acquisito i punti vendita di Finifast (ora sotto l’insegna Gustofast), arrivando a una quota di mercato di oltre il 10%, sia perché Autogrill ha deciso di ridimensionarsi moltissimo nelle autostrade, almeno in quelle italiane.

Che l’assetto delle aree di sosta nelle autostrade sia non sostenibile lo dicono da anni diverse indagini che hanno messo a confronto il nostro assetto con quello degli altri Paesi europei. Come ha certificato uno studio di Confimprese in collaborazione con il Cesit di qualche anno fa, la distanza medie tra le aree di ristoro in Italia è di 27 chilometri, contro i 46,7 chilometri della Francia, i 63,7 della Spagna, i 69,9 della Germania e i 67 della Gran Bretagna.

Dallo studio emerge che le royalty pagate dall’impresa di ristorazione alla società concessionaria sono mediamente più basse: in Francia, dove pure la tendenza è al rialzo, sono tra il 2 e il 7%, con punte del 10-12 per cento. In Gran Bretagna è invece il corrispettivo pagato al concessionario autostradale è pari al 15% del fatturato. I modelli prevedono, comunque, degli obblighi diversi da Paese a Paese, per cui il confronto non risulta immediato, ma la necessità di cambiare sistema è ora accettata da tutto il settore.

 

Fonte Linkiesta

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