Nel dopo-Armani il leader non sarà un fondo di investimento (per ora)

Personaggi sotto i riflettori
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“Tutti mi tirano per la giacca: c’è chi dice che vendo al Qatar, chi sostiene che entro in un polo del lusso creato con la Ferrari dal gruppo Fiat. La mia situazione incuriosisce tutti, incluso me stesso. Quel che è certo è che non ho mai parlato con nessuno della famiglia Agnelli né con John Elkann né con Sergio Marchionne“.
Giorgio Armani è nel backstage della sfilata Emporio primavera-estate 2015 e risponde così ai rumor che lo davano in rampa di lancio appunto per un polo del lusso con i più bei nomi del made in Italy.
Di poli del lusso abbiamo sentito parlare spesso, ma tutto dipende dalla qualità del progetto, da chi si aggrega, da chi vorrebbe aggregarsi ma non ne ha le caratteristiche. Mettere i più bei brand italiani assieme può essere affascinante, ma parlare di Ferrari ora è prematuro, visto che c’è in corso un cambiamento di gestione e nessuno sa che cosa succederà“.
Lo stilista di via Borgonuovo ha sorriso davanti ai cronisti che gli ricordavano come lui stesso avesse confidato in passato il corteggiamento di Bernard Arnault, patron del colosso Lvmh, nei confronti della sua azienda. “Avances ce ne sono sempre ma al momento non ho le idee chiare: tanti sono interessati al mio nome, alla mia storia e al mio gruppo. Dell’asse ereditario fanno parte la mia piccola famiglia e le persone che lavorano con me da anni. Quindi rimarrà sempre un gruppo molto familiare, anche se nel dopo-Armani bisognerà identificare un leader, che deve essere una persona, e non un fondo di investimento. Questo è il mio problema: a volte magari sbaglio, ma quando dico sì è sì, quando dico no è no“.

Fonte Moda24

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