Come possono ripensarsi le industrie dell’ agroalimentare?

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Un’indagine Gea-Asset fa luce sui sistemi di pianificazione della domanda nell’industria dell’ agroalimentare, un comparto che a livello nazionale vede operative 6.800 imprese per un fatturato complessivo di 133 miliardi di euro: oltre la metà delle imprese continua a sprecare capitali perché non è in grado di realizzare previsioni accurate.

La programmazione della domanda è uno degli strumenti necessari per salvaguardare i margini e offrire valore aggiunto rispetto alla media di mercato.

Oltre la metà delle aziende continua a sprecare capitali perché non è in grado di realizzare previsioni accurate, che siano di supporto a una programmazione strategica e ottimizzata delle attività produttiveIn un mercato globale sempre più esigente e complesso, non basta guardare a come si è sempre fatto in passato e non possiamo più permetterci che questo continui a penalizzare i nostri marchi” questa è l’analisi di Luigi Consiglio, presidente di Gea.

Un appello, quello dell’esperto, rivolto direttamente alle aziende del comparto, invitate a rivoluzionare il modo di stare sul mercato. Cosa serve per cambiare marcia: “Occorre puntare sull’incremento della domanda, sulla capacità di dare risposte rapide, ridurre i costi e tenere il passo della globalizzazione”, spiega Consiglio. Ricordando che queste necessità riguardano tutti i settori del business e quello alimentare in particolare, dato che la complessità è enfatizzata dalla presenza di numerosi canali da servire contemporaneamente, tenendo conto delle rispettive specificità e da normative sempre più stringenti.

I risultati dell’indagine evidenziano come la necessità di ripensare i processi di pianificazione e gestione della domanda e delle operations sia un tema particolarmente sentito tra le imprese dell’alimentare italiano. Solo un terzo degli intervistati, infatti, si ritiene soddisfatto dei processi adottati attualmente dalla propria azienda e il 50% conferma di avere intrapreso una revisione di queste procedure, concentrandosi soprattutto sul demand management.

Di fronte alla diffusa incapacità di realizzare previsioni oculate, la grande maggioranza delle imprese sopperisce alla difficoltà di anticipare la domanda affrontando il mercato in ottica per lo più reattiva. Ma non è detto che, alla lunga, questa scelta possa bastare per restare competitivi.

Fonte Repubblica.it

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