Birra Peroni in vendita, contesa tra Giappone, Spagna e Tailandia

Sfide Strategiche
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È la “bionda” più contesa del momento. La Birra Peroni, controllata dalla multinazionale anglo-sudafricana SabMiller, acquistata lo scorso autunno dalla rivale belga Ab InBev, potrebbe diventare giapponese.

Dall’Asia, come riportano indiscrezioni stampa apparse nei giorni scorsi, il gruppo Asahi sarebbe pronto a offrire 3 miliardi di dollari per acquistare lo storico marchio italiano assieme all’olandese Grolsch, rilevati rispettivamente il primo nel 2003 in due tranche per circa 400 milioni di euro (la seconda pagata nel 2005) e il secondo per 877 milioni di euro nel 2007. I giapponesi in un comunicato hanno confermato l’interesse per una serie di opzioni di acquisizione sul mercato, ma ha specificato che ancora nulla è stato definito.

La vendita dei due marchi da parte del colosso è un passo necessario per dissipare i timori dell’Antitrust europea e sbloccare così l’autorizzazione all’acquisizione di SabMiller da parte di Ab InBev, da cui scaturirebbe un gigante in grado di controllare circa il 30% del mercato mondiale della birra.

SabMiller los corso dicembre ha descritto la decisione del management di Ab InBev di cedere i due marchi “in linea con l’impegno di affrontare tempestivamente e in modo proattivo le potenziali valutazioni degli enti di disciplina”.

L’authority europea, come ricorda il Wall Street Journal, infatti più che alla quota di mercato complessiva in tutti i segmenti si starebbero concentrando sul peso del nuovo colosso nei segmenti principali e cioè nella fascia media e premium, dove può già contare su brand globali come Stella Artois, Beck’s, Corona e Budweiser.

L’interesse dei giapponesi per due marchi europei, invece, nasce dalla volontà dei produttori locali di entrare in mercati nuovi con potenziali di crescita maggiori rispetto al mercato interno nipponico, ancora fiacco e che fatica ancora a ripartire.

Interessati alla Peroni (347 milioni di euro il fatturato nel 2014), sempre secondo il quotidiano finanziario americano, sarebbero anche gli spagnoli del gruppo San Miguel (il numero uno ha confermato le indiscrezioni all’agenzia Reuters) e i tailandesi di Tahi Beverage, che hanno messo a segno negli ultimi mesi diverse operazioni in Vietnam, dove controllano un terzo della Masan Brewery e hanno messo nel mirino la statale Sabeco di Saigon.

La “bionda” italiana piace, insomma, e non solo perché è un noto brand del made in Italy, ma anche perché vanta una crescita del 30% in Australia, dove rappresenta l’8% di tutte le premium importate, e nel Regno Unito, dove le vendite a volume sono cresciute a due cifre.

Fonte Panorama

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