Technogym sceglie Piazza Affari, presentata la richiesta di quotazione

Al debutto
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Il Re del Fitness Nerio Alessandri ha scelto: porterà la sua Technogym in Borsa. Con la tempesta scoppiata in Borsa a gennaio, sembrava che l’imprenditore romagnolo non volesse più quotare la multinazionale dello sport (90% dei ricavi fuori d’Italia) a Piazza Affari. In alternativa, si stava valutando l’ingresso nel capitale di un nuovo socio di minoranza e vari fondi di private equity si erano fatti avanti. Invece, Technogym ha depositato in Consob e Borsa i documenti per l’Ipo, la quotazione sul listino azionario. È un segnale di ottimismo sui mercati: evidentemente si ritiene che la bufera sia passata che ci siano di nuovo le condizioni per debuttare. D’altronde c’è anche una questione di tempistica che tira in ballo il  socio di minoranza: il fondo Arle, proprietario del 40%, avrebbe una clausola, inserita nei patti parasociali, che lo obbliga a uscire entro giugno. Borsa o vendita a un altro compratore, poco cambia per Arle: interessa monetizzare l’investimento, da troppo tempo in portafoglio. Alla fine sceglierà la strada che garantirà l’incasso maggiore.

Cambia invece per Alessandri perché nel primo caso tutta l’azienda sarebbe quotata e Alessandri entrerebbe in Borsa, coronando anche un sogno imprenditoriale. Nel secondo caso sarebbe solo un cambio di casacca dell’azionista di minoranza. Fuori Arle, dentro uno dei quattro fondi in trattativa. Non è escluso, dunque, che nella decisione di sfidare i mercati, abbia pesato la volontà di Alessandri, per il quale la Borsa sarebbe pure un traguardo imprenditoriale.Fino a pochi giorni fa, come rivelato dal Sole 24 Ore, era in corso un processo di esplorazione di possibili candidature arrivate da alcuni fondi di private equity e fondi sovrani, interessati a valutare un investimento, di minoranza, in Technogym. Erano stati fatti i nomi di quattro soggetti finanziari che avevano firmato un memorandum: tra questi il fondo di Singapore Temasek e il private equity scandinavo Eqt, che fa capo alla famiglia di imprenditori svedesi Wallenberg, azionisti di multinazionali come Ericsson, Electrolux e Abb.

Ma l’azienda non aveva del tutto deciso di abbandonare il processo di Ipo; mentre i nodi di un eventuale investimento di minoranza erano la governance proposta e i tempi di wayout. Trovare un compratore per una quota molto consistente, ma che rimane di minoranza (perché Alessandri vuole i pieni poteri in azienda), non è altrettanto facile. Ma il tempo stringeva per Arle: entrato nel 2008, quando ancora si chiamava Candover, il fondo è arrivato in zona Cesarini perché in mezzo ci sono stati il crack Lehman, la crisi finanziaria, la recessione in Italia e in Europa, e infine passaggio di proprietà del fondo stesso.La scorsa estate, quando hanno iniziato a circolare i rumors su una possibile quotazione di Technogym, giravano valutazioni ufficiose attorno al 1 miliardo per l’azienda: il 2014 Technogym ha fatturato 466 milioni (con un rialzo del 13%), ha un margine di 65 milioni e debiti per 57. Vale a dire circa 15 volte il mol.

Alessandri ha sempre tenuto un basso profilo sul dossier Piazza Affari, limitandosi a dichiarare che è uno dei progetti e che non c’è ancora nulla di deciso. Al lavoro, però, ci sono già da tempo alcune banche d’affari: Goldman Sachs e Mediobanca. Negli uffici delle due banche d’affari, secondo quanto si apprende, si continua a lavorare alla quotazione. Par di capire che si portino avanti le due opzioni, Borsa o passaggio di mano, parallelamente: il cosiddetto “dual track”. Nel caso di ingresso di un private equity, in minoranza al posto di Arle, si tratterebbe comunque di una soluzione-ponte in vista della quotazione in Borsa, che resta la strada maestra.

Fonte Sole24Ore

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