Galup, atto II° – dalla liquidazione ai quasi sette milioni di fatturato

In ascesa
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Da un lento e inesorabile declino alla rinascita. Correva l’anno 2012, quando un pezzo di storia dell’imprenditoria italiana, quella rappresentata dal mitico brand Galup, era ormai giunta ai titoli di coda. Sembravano lontani anni luce i caroselli interpretati da Erminio Macario, l’artista torinese per eccellenza, che raccomandavano il panettone di monsù Ferrua ricoperto di glassa alle nocciole delle Langhe.

Una fine annunciata con la messa in mobilità dei lavoratori, seguita un anno dopo dalla richiesta rigettata di un concordato preventivo, il successivo passaggio di proprietà dalla famiglia Ferrua ad una cordata di quattro imprenditori piemontesi, rivelatosi purtroppo velleitario per la sorte dell’azienda di via Finestrelle, nel cuore di Pinerolo. Poi, quando tutto sembrava perduto, la svolta improvvisa sancita con l’ingresso nella società di un imprenditore, piemontese anche lui, di Cherasco in provincia di Cuneo, che a quel brand nel giro di due anni è riuscito a ridare una seconda vita.

“Nel 2014 un amico mi consigliò di acquistarla. Non ci ho pensato su due volte e ho deciso di comprarla ad occhi chiusi”, racconta con un pizzico di orgoglio Giuseppe Bernocco, un “self made man” che si è fatto da solo partendo dal basso come tornitore fino a diventare oggi titolare di un polo industriale nel campo della meccanica che raccoglie aziende come la Tcn e la Bianco, trasferite a settembre nella storica sede della Miroglio di Alba, completamente rinnovata e ristrutturata. Il nuovo polo impiega circa 300 addetti e tra le realtà presenti c’è anche l’emergente KP che di recente ha lanciato sul mercato la Thok, l’innovativa mountain bike a pedalata assistita.

“Dal 2014 ad oggi, gli investimenti complessivi per rilanciare il marchio Galup sono stati di circa 7 milioni di euro, necessari per l’acquisizione dell’azienda, per la ristrutturazione dello stabilimento di Pinerolo, per spostare il flagship store di Torino in una posizione più strategica e per comprare nuovi macchinari”, sottolinea Bernocco. L’imprenditore e il suo team hanno le idee chiare su come riportare in auge la Galup: “Puntare sulla qualità, aumentare l’export, consolidare la presenza nella Gdo e investire nei punti vendita specializzati, a marchio proprio”.

Una decisione, quella del nuovo management, che ha pagato come dimostra la crescita del giro di affari passato nel giro di un anno da 3,7 a 6 milioni di euro con una previsione per il 2017 di 7 milioni di euro. “L’obiettivo è di portare il fatturato a 12 milioni di euro entro 4 anni”, anticipa l’imprenditore. Al momento, solo il 10% dei ricavi è realizzato dall’export (700 mila euro), l’ambizione è ovviamente di aumentarlo: “Siamo presenti in 20 Paesi, ma con percentuali molto ridotte – ammette -. Però, i margini di crescita sono enormi. In questo senso, giocano un ruolo fondamentale le fiere internazionali del settore, da Colonia a New York a cui abbiamo partecipato. La prossima è TuttoFood di Milano”. Tra i Paesi in cui l’azienda opera ci sono: Germania, Francia, UK, Olanda, Belgio, Svizzera, Spagna, Polonia, Irlanda, Lituania, Malta, Caanda, Brasile, Usa e Dubai.

Per incrementare il fatturato a livello nazionale, la Galup pensa invece di consolidare ed aumentare la sua presenza nella Gdo e di puntare sui negozi a marchio, che ad oggi sono due (Pinerolo e Torino), i quali realizzano un giro di affari di 1,5 milioni di euro. La scommessa è poi di riuscire a portare lo stabilimento da una produzione stagionale, cioè di panettoni e colombe che coprono le festività di Natale e Pasqua, ad una diversificazione del prodotto che consenta di lavorare a regime su 365 giorni l’anno. “Per quanto riguarda la capacità produttiva complessiva oggi si attesta a 5000 kg al giorno per i panettoni e a 4000 kg al giorno per le colombe – afferma Bernocco -. L’obiettivo è di arrivare rispettivamente a 10000 kg al giorno per i primi e a 8000 kg al giorno per le seconde”.

Galup desidera posizionarsi in una nicchia di mercato che vede come valore aggiunto la qualità rispetto alla quantità: “La storia insegna che la costante ricerca della qualità premia, a dimostrarlo è la crescita del fatturato”, taglia corto l’imprenditore. Che conclude illustrando la missione della nuova società: “Vogliamo essere sempre più presente all’estero e in Italia soprattutto nel canale tradizionale, nel contempo lavoriamo anno su anno per arricchire costantemente la gamma dei prodotti sia per quanto riguarda la produzione natalizia, dove ogni anno vengono introdotte nuove linee e nuove ricette, sia tra i continuativi, dove sono presenti anche biscotti tradizionali piemontesi, cioccolato, marron glacè e torte”.

Fonte La Repubblica

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