Giorgio Armani criptico sul Financial Times: riprendono le speculazioni sul futuro del marchio.

Sfide Strategiche
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«Tutto è sotto controllo. E quel succederà sarà annunciato al momento opportuno». Giorgio Armani lascia cadere la novità nelle ultime righe di una lunga intervista a “How to spend it”, la Bibbia del lusso del Financial Times.

E nel mondo del business sono già riprese le speculazioni sul futuro del marchio.

Sotto il profilo societario, il gruppo ha già ricevuto una sistemazione precisa nel 2016 quando, dopo quattro anni di riflessioni, è stata creata una fondazione con il compito di mantenere il gruppo così come è fin dalla sua nascita. Con la massima attenzione allo stile ed alla qualità, con una gestione prudente e l’ obbligo di non distribuire utili che invece, come è sempre avvenuto, devono essere usati per la crescita e per fini istituzionali.

I numeri dell’ impero sono davvero da favola: 2.983 punti vendita , una struttura che continua a macinare ricavi (+4,5% nell’ ultimo anno a 2,565 miliardi di euro) un’ impresa  che continua ad espandersi in tante direzioni: non solo moda o profumi, anche alberghi, immobili, design e i club Armani/privé.

Non è un segreto che Bernard Arnault, patron di Lvmh, ha corteggiato per almeno dieci anni Armani perché confluisse nell’ impero Louis Vuitton con la massima garanzia di autonomia. E non sarà certo lo schermo di una Fondazione a dissuadere l’ uomo più potente dell’ industria del lusso a rinunciare al suo sogno.

Non c’ è peraltro al mondo private equity o fondo sovrano che non aspiri a prendere una quota o stabilire un collegamento con il brand Armani, magari partendo da qualche nuova iniziativa. Armani, che ne è consapevole, afferma di aver già preso le decisioni più opportune per difendere un marchio globale, del resto ormai così forte da sfidare i vincoli della moda: «Non ho mai pensato che se qualcosa è nuovo, è anche automaticamente giusto».

 

Fonte Libero Quotidiano

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